Intervista a Sabrina Diamanti - La Carta di Matera e Agenda 2030

La Carta di Matera rappresenta il contributo che i Dottori Agronomi ed i Dottori Forestali si impegnano a dare per raggiungere gli obiettivi di Agenda 2030, delineando il profilo professionale ed implementando la propria capacità progettuale che si inserisce e si valorizza in uno scenario di sviluppo sostenibile.  Ne parliamo con Sabrina Diamanti, Presidente CONAF.

Con la Carta di Matera i Dottori Agronomi e Dottori Forestali fanno propria l’Agenda 2030 e si sono confrontati nella loro attività professionale in particolare con quattro dei diciassette obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Com’è nata questa scelta?
Si può dire che fosse una decisione già “nell’aria” per diversi motivi. Il primo, più evidente, è che la nostra stessa professione ci impone di coniugare le esigenze dell’uomo di nutrirsi, di produrre cibo sano, di mantenere un ambiente vivibile, con quelle della natura, ossia di conservare l’ambiente, tutelare la biodiversità, salvaguardare le falde acquifere e l’aria, e via dicendo. Il secondo motivo è che la categoria, seppure senza formalizzarlo in un Manifesto, già si stava muovendo in quella direzione. In modo più o meno evidente, nelle varie posizioni, nei documenti, nelle dichiarazioni pubbliche redatte negli ultimi anni, ha fatto emergere da tempo la volontà di percorrere la strada della sostenibilità. Il terzo è legato al contesto in cui viviamo, in cui trovare l’equilibrio tra le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile – economica, sociale ed ecologica – è scelta obbligata. Ogni giorno sempre più parti della società scelgono di percorrere la “via della sostenibilità”, volendo cercare un’espressione che sintetizzi gli obiettivi di Agenda2030. Di conseguenza, il ruolo del Consiglio è stato quello di cogliere tutti questi segnali e proporli in un Congresso affinché la categoria potesse dichiarare in modo manifesto la volontà di essere protagonisti di questa sfida.
 

Diamanti Matera

Quali ritieni siano i punti di forza dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali rispetto ai temi dell’Agenda 2030?
È la capacità di sintesi tra mondo della scienza, dell’innovazione, della tecnica e quello delle leggi di natura. La popolazione mondiale aumenta, e lo farà ancora nei prossimi decenni. Le città si popolano, il tasso di inurbamento raggiungerà percentuali mai viste, la domanda di energia continuerà a crescere. Sono fenomeni in atto e che non possiamo fermare, sicuramente non nel breve e medio periodo, e questo rende le sfide che abbiamo accettato estremamente impegnative. Le nostre chance di vittoria, quindi, sono legate alla competenza e alla capacità di tradurre in azione le soluzioni che ci mette a disposizione la ricerca. Troppo spesso al mondo agricolo è associata solamente una visione naïf e romantica. Quest’immagine non può diventare la realtà, che richiede, invece, competenze specialistiche, visione a lungo termine, capacità di sintesi e gestione della complessità. La nostra è una formazione che nasce sul campo, abituata a valutare la situazione nel suo insieme e consapevole del fatto che qualunque intervento puntuale ha una ricaduta sull’ambiente circostante. È il nostro punto di forza e lo dobbiamo valorizzare al massimo.
 
Quali ritieni siano invece gli aspetti su cui i Dottori Agronomi e Dottori Forestali devono ancora lavorare per rispondere adeguatamente alle sfide dell’Agenda 2030?
La formazione avrà un ruolo cruciale per restare aggiornati e preparati. Vedo ancora, purtroppo, che molti colleghi intendono la formazione continua esclusivamente come un insieme di crediti da ottenere entro un termine, tanto per non incorrere in provvedimenti disciplinari. Il percorso di laurea è importante, fondamentale per costruire una forma mentis e farti comprendere le tante sfaccettature di una professione poliedrica come la nostra, ma non è esaustivo, soprattutto a distanza di anni dalla laurea. La scienza è in continua evoluzione e noi dobbiamo aggiornarci, approfondire e conoscere strumenti innovativi al servizio della nostra professione. La formazione dev’essere continua, non perché ce lo impone una norma, ma perché ci aiuta a essere professionisti migliori. 
 

Sabrina Diamanti Matera 2019 r

 Come si dovrà sviluppare la formazione professionale continua per rafforzare le competenze necessarie ad affrontare i temi dell’Agenda 2030?
Come sistema ordinistico, quindi consiglio e ordini territoriali, stiamo lavorando su diversi piani affinché la proposta formativa sia adeguata alle esigenze professionali. La pandemia e le conseguenti difficoltà di spostamento e il rallentamento dei contatti personali hanno reso la formula dei webinar una consuetudine. Questa modalità non sarà abbandonata una volta finita l’emergenza, anche se non sostituirà completamente gli eventi in presenza, che offrono altri valori aggiunti. Il motivo è resto detto: in questo modo si riducono i tempi (e i costi) per gli spostamenti, i costi di organizzazione, c’è la possibilità di godere di un’offerta più ampia. Proprio la peculiarità della nostra professione può determinare che alcune attività di nicchia siano svolte da pochi colleghi in uno stesso ambito territoriale, per cui organizzare un corso in presenza diventerebbe complesso ed antieconomico, mentre grazie alla formazione a distanza sarà più facile raggiungere i colleghi in tutta Italia con una proposta adatta anche ad ambiti molto specifici.

In secondo luogo, è cresciuta la collaborazione tra ordini e federazioni. Negli ultimi mesi, sono state condivise tecnologie, competenze, ma anche idee e relatori: un modo di lavorare assieme che mi dà entusiasmo nel vederci uniti in un momento di difficoltà e che, dal lato pratico, si è rivelato ottimale per i colleghi. Infine, con uno sguardo più di scenario, la politica che stiamo attuando come CONAF e quella di lavorare in network con altri enti, istituzioni, società scientifiche e università perché è la base per garantirci una formazione estremamente competente e sempre aggiornata e per offrire ai nostri partner la certezza che la nostra  categoria può essere un interlocutore affidabile. Si pensi, per fare un esempio, al recente Protocollo con il Dipartimento di Protezione civile che, dopo la firma di luglio, stiamo per mettere in atto: noi possiamo ricevere competenze specialistiche dai referenti del Dipartimento, al tempo stesso però possiamo offrire al Dipartimento la nostra esperienza in campo, la conoscenza dell’ambiente, del territorio e fornire idee di intervento.

Come è possibile far conoscere agli enti locali, alle imprese e al pubblico l’impegno dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali sui temi dell’Agenda 2030?
Quest’anno è stato irto di difficoltà e il programma di diffusione del nostro Manifesto è, purtroppo, passato in secondo piano, sia per il lockdown, sia perché è stato necessario dare priorità all’emergenza, cercando di essere vicini ai colleghi, supportandoli durante le varie fasi normative e creando momenti di incontro virtuali. Nel 2021, però, riprenderemo il cammino da dove si era interrotto a febbraio, proseguendo con gli incontri istituzionali, a tutti i livelli, e stimolando la partecipazione dei rappresentanti degli ordini a eventi e occasioni pubbliche, in cui sarà possibile illustrare i nostri intenti e stimolare nuove collaborazioni con obiettivi comuni. Con Ministri e parlamentari, a cui abbiamo illustrato la Carta di Matera già mesi orsono, cercheremo invece di rendere effettive le opportunità di lavoro in comune. Con il Ministro Costa, per citare un incontro recente, abbiamo messo sul tavolo moltissimi progetti di lavoro e il ruolo di agronomi e forestali in queste sede potrà essere decisivo ed estremamente proficuo
 
L’Agenda 2030 per realizzare i suoi obiettivi ha bisogno di grande concretezza, ma anche di visione.  La nostra categoria possiede queste caratteristiche e, eventualmente, cosa le manca?
Le possiede, perché sono caratteristiche intrinseche del nostro lavoro. Spesso i nostri interventi vedono gli effetti a distanza di 5 o 10 o 20 anni, obbligandoci a immaginare e programmare ciò che accadrà in un futuro non troppo prossimo. Al tempo stesso, la nostra è una professione che declina progettualità teoriche nell’ambiente, scontrandosi con le difficoltà del quotidiano e con gli ostacoli che la realtà ti pone. Sotto questo punto di vista, direi che siamo molto preparati.
 
Con quali altre figure professionali dovremo confrontarci e quali dovremo coinvolgere per costituire dei gruppi interdisciplinari forti per affrontare i temi dell’Agenda 2030?
La Carta di Matera nasce come un documento aperto, aggiornabile, integrabile. Queste caratteristiche sono state scelte volutamente, perché gli obiettivi di Agenda2030 sono talmente ampi e trasversali che sarebbe follia avere l’illusione di poter lavorare in solitudine. Questa premessa ci deve stimolare, quindi, a pensare in modo ancor più ampio di quanto fatto finora, perché non si parla più solamente di agricoltura e forestazione, ma si tratta di immaginare la nostra vita sul Pianeta nei prossimi 20, 50 100 anni. Le collaborazioni con altri professionisti saranno necessarie, a partire dalle professioni tecniche con cui collaboriamo da tempo e quelle mediche cui ci siamo avvicinati recentemente per tutti gli aspetti legati alla food safety. Poi ci sono le specializzazioni quali sociologi e demografi, che ci possono aiutare ad avere uno sguardo più ampio, perché ad esempio vivremo anni di migrazioni e cambiamenti della società che si rifletteranno anche sui consumi e sui prodotti da coltivare per rispondere alla domanda del mercato. Poi c’è la questione climatica, quindi dovremmo imparare a dialogare con climatologi e fisici dell’atmosfera per capire fenomeni quali la desertificazione e i fenomeni atmosferici estremi. E, conseguentemente, dialogare con tutte le scienze alla base della nostra attività e che aggiornano la conoscenza in base agli effetti dei cambiamenti climatici. Da un punto di vista politico, auspico un dialogo e una collaborazione con altri portatori di interessi, con cui possiamo avere obiettivi comuni, come ad esempio le organizzazioni ambientaliste. Se pensiamo che la nostra figura professionale può contribuire al raggiungimento di ognuno dei 17 obiettivi di Agenda 2030, ci rendiamo conto di quanto può essere ampia la rete di collaborazioni che dobbiamo tessere. Insomma, l’elenco è lungo e per nulla rigido, perché non esistono soluzioni semplici e dirette ma si dovrà agire con una visione di complessità e di lungo periodo.

 


Sabrina Diamanti è Dottore Forestale e Presidente del CONAF - Consiglio Ordine Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali


Stampa   Email