Il valore del verde per città resilienti - Prima parte

I servizi ecosistemici forniti dalle diverse tipologie di verde rappresentano un apporto irrinunciabile alla qualità della vita soprattutto in un contesto urbano. L’attribuzione di un loro valore economico sottolinea l’importanza del loro ruolo soprattutto in risposta ai danni causati dai cambiamenti climatici. La metodologia di stima qui proposta si basa su evidenze scientifiche e bibliografiche già convalidate.

Una tipica grande città, dove ormai vive più del 50% della popolazione umana (UN, 2018), consuma circa 150-200 volte più energia di un tratto di territorio naturale di superficie equivalente (Dinetti, 2009). Qualunque area urbana non può sopravvivere senza coinvolgere il territorio circostante, da cui riceve cibo, energia e acqua, ma anche protezione da eventi meteorici, quali inondazioni, siccità, ecc., e altri servizi indispensabili alla sopravvivenza ed alla soddisfazione dei bisogni umani. Tutti gli ecosistemi naturali si influenzano tra loro, ma nessuno esercita su quelli adiacenti un impatto tanto ampio come le città.
Ecosistemi efficienti sono la base delle città sostenibili, in termini ambientali, economici, di qualità della vita e del benessere umano. Gli ecosistemi naturali ben conservati (ad esempio una foresta), forniscono moltissimi servizi, ma anche le più semplici aree verdi delle città, quali parchi e giardini, possono avere un ruolo significativo come fornitori di servizi ecosistemici sulla scala urbana: più sono complesse, strutturate e progettate con tale finalità, meglio possono rispondere con efficacia alle criticità.

Nati nel XIX secolo “per i piaceri del popolo” (Panzini, 1993), oggi parchi e giardini urbani assumono il ruolo di risorsa strategica per innalzare la qualità della vita nelle città, sempre più fragili a causa dei cambiamenti climatici. Diventa fondamentale quindi pianificare e progettare il verde urbano con una visione ecosistemica, che ispiri ogni scelta di trasformazione urbana e in cui si tenga conto della multifunzionalità e dei collegamenti tra le aree verdi, sul modello delle reti ecologiche come più avanti spiegato. È importante, pertanto, analizzare la quantità e la qualità di servizi ecosistemici che ciascuna tipologia di verde è in grado di erogare, per poi poterli valutare anche in termini economici. La consapevolezza del valore complessivo del verde può essere un formidabile supporto per compiere scelte e per comunicare la consistenza di un patrimonio collettivo. La matrice multifunzionale qui riportata, evidenzia le diverse funzioni, o servizi ecosistemici, che le tipologie di verde svolgono sul piano ambientale, sociale ed economico.

Neonato 1Figura 1. Matrice tipologie di verde in ambito urbano e relativi servizi svolti. Si evidenzia che le aree più naturaliformi abbiano maggiori funzioni rispetto a tipologie più artificiali (rielaborazione da MEA, Millenium Ecosystem Assessment, Neonato et al., 2019a).

Valutazione economica dei servizi ecosistemici
I metodi e gli strumenti per attribuire un valore economico ai beni ambientali e ai relativi servizi ecosistemici sono incerti ed in continua evoluzione. Tale incertezza deriva dalle caratteristiche dei beni ambientali. Questi sono disponibili, gratuiti e spesso pubblici, cioè sono beni che dovrebbero appartenere a tutti, ma sono spesso ‘di nessuno’ e quindi chiunque può attingervi. Sono inoltre, caratterizzati da irreversibilità, incertezza e unicità (Fabiani, 2015).
L’irreversibilità è legata alla capacità di rigenerazione di un bene che può essere compromessa da un uso improprio o da tempi molto lunghi (come i tempi di ricrescita di una foresta). L’incertezza è legata alla non conoscenza degli effetti che le scelte di oggi potranno avere nel futuro (ad esempio i cambiamenti climatici); il bene ambientale è unico e non facilmente sostituibile (Fabiani, 2015). In un mercato efficiente è il prezzo del bene che indica la scarsità della risorsa (Turner et al., 2003; Statzu, 2003). Il mercato fornisce agli individui le informazioni necessarie per scegliere il bene o il servizio che potrebbe soddisfare le proprie necessità attraverso le informazioni sull’uso, la costruzione, gli ingredienti o i materiali, ecc., e il prezzo. Gli individui, sulla base di queste informazioni, possono effettuare una scelta. (Turner et al., 2003). Nel caso dei beni ambientali questo non accade, generando così delle distorsioni. Immaginiamo una fabbrica di cartone sita vicino ad un fiume, nella quale vengono remunerati tutti i fattori di produzione tranne l’acqua, prelevata dal fiume pulita e restituita contaminata dal processo produttivo, senza depurazione. L’azienda non contempla questi costi perché il fiume non ha un valore di mercato. È dato come inesauribile, dovuto. Tuttavia, questa consuetudine fornisce un vantaggio competitivo all’azienda e produce esternalità negative per la collettività e gli ecosistemi che dipendono dal fiume. La collettività dovrà farsi carico di restaurare gli habitat compromessi e depurare le acque. Se estendiamo questa condotta a livello di sistema economico, valorizzare correttamente i servizi ecosistemici all’interno dei processi produttivi e decisionali diventa prioritario. (Turner et al., 2003).
I beni ambientali e servizi ecosistemici da essi forniti non hanno un prezzo di mercato ed il loro valore è incerto, ma diventa essenziale conoscerlo per potere effettuare comparazioni tra diverse opzioni e quindi poter scegliere (Turner et al., 2003). Diversi sono gli strumenti e le strategie messe a punto per integrare i servizi ecosistemici nel mercato. Attraverso l’identificazione e la comprensione dei benefici che la natura elargisce, i vari soggetti coinvolti nel processo decisionale (pianificatori, amministratori, docenti, professionisti, ecc.) possono orientare verso un modello di città sostenibile e resiliente (Neonato et al., 2019b). Nel lungo periodo, il mantenimento di ecosistemi urbani efficienti risulta essere la soluzione meno costosa, come dimostrato dal gestore del servizio idrico della città di New York che, attraverso lo strumento dei PES[1], ha sottoscritto un accordo con i proprietari forestali del bacino di captazione. Questi si sono impegnati a conservare e gestire i boschi per garantire il deflusso idrico con qualità e quantità costante. La compensazione per il servizio di fornitura di acqua potabile è corrisposta attraverso un'addizionale sulla tariffa idrica, pagata dagli utenti, con un risparmio parziale di circa 6-9 miliardi di dollari altrimenti necessari per realizzare impianti di depurazione (TEEB, 2019).
Diverse sono le iniziative attuate da città in Italia e nel mondo per internalizzare i servizi ecosistemici nella pianificazione, nella gestione e nel bilancio per evidenziare costi/benefici delle diverse opzioni e quindi migliorare il livello di informazione di decisori e amministratori pubblici, per operare scelte consapevoli.

Metodologia
Gli autori propongono di seguito una stima del Valore Economico Totale (VET) delle tipologie di verde urbano di seguito elencate, al fine di individuare quali servizi ecosistemici ciascuna tipologia è in grado di fornire, valutarne l’ordine di grandezza e la composizione. È necessario però evidenziare che il VET si riferisce alla valutazione delle preferenze degli individui e non al valore intrinseco delle risorse ambientali (Turner et al., 2003). Le tipologie di verde esaminate quelle tipicamente individuate dalla Pubblica Amministrazione  e ulteriormente dettagliate dagli autori (Ministero dell’Ambiente, 2017; Neonato et al., 2019a):
  • Parchi agricoli ed aree agricole periurbane
  • Grandi parchi periurbani
  • Parchi urbani e giardini storici
  • Verde della memoria (cimiteri)
  • Verde di quartiere (pocket gardens, verde sportivo e scolastico, orti urbani)
  • Giardini terapeutici
  • Verde senza terra (verde pensile e verticale)
  • Verde stradale e di connessione (filari, rotatorie, siepi, ecc.)
  • Verde tecnologico (quali bioswales, rain garden, tree boxes, ecc.)

I servizi ecosistemici indagati sono:

  • di approvvigionamento: produzioni alimentari, energetiche e materie prime. Nello specifico si sono stimati i servizi:
  • di supporto: servizi necessari allo svolgimento di tutte le altre funzioni ecosistemiche. É stato stimato il servizio ecologico: protezione e conservazione della biodiversità, formazione del suolo, ciclo dei nutrienti.
    • energetici: stimati in termini di biomassa impiegabile per la produzione di energia e/o come contributo nella riduzione della spesa energetica per la termoregolazione;
    • produzione alimentare/non legnosa: produzioni agricole, caccia, pascolo e prodotti del sottobosco;
    • produzione legnosa: il valore degli assortimenti legnosi ritraibili.
  • di regolazione: dei processi fisici, ecologici e biologici fondamentali per l’integrità ed il funzionamento degli ecosistemi. Nello specifico si sono stimati i servizi: 
    • ambientali: riduzione dell’inquinamento dell’aria e la funzione di stabilizzazione climatica;
    • l’assorbimento di CO2: le piante svolgono un ruolo chiave nella riduzione della CO2 in atmosfera, contribuendo anche alla riduzione delle isole di calore urbano;
    • riduzione eventi calamitosi, protezione del suolo e funzione idraulica: si è cercato di stimare i benefici che le formazioni vegetali offrono nella fornitura di acqua potabile, conservazione del suolo e protezione da frane e alluvioni;
  • socio-culturali: gli ecosistemi forniscono benefici immateriali quali l’arricchimento spirituale e culturale, il benessere psicoemotivo, il senso identitario, i servizi ricreativi. Nello specifico si sono stimati i servizi  ambientali:
    • paesaggistici/estetici: incremento della qualità del paesaggio dal punto di vista visivo/estetico, legato all’aumento della presenza di elementi naturali;
    • servizi turistici/ricreativi: la capacità della vegetazione di attrarre turismo o di ampliare l’offerta turistica;  
    • esistenza: è il valore attribuito alla vegetazione per il solo fatto di esistere;
    • igienico/terapeutico: esprime gli effetti della vegetazione, e più in generale della natura, sullo stato di salute degli individui.
La stima del valore economico dei servizi ecosistemici è basata sull’analisi della bibliografia, per tipologie di verde urbano simili. Non esiste, tuttavia, una loro classificazione univoca, pertanto si è cercato di uniformare al meglio le diverse tipologie per avere valori confrontabili e comprendere il più ampio intervallo ragionevole. Dove non sono stati rilevati dati bibliografici, si è proceduto ad una stima dei servizi ecosistemici, a cui si rimanda per la metodologia utilizzata per il calcolo del VET per ogni tipologia di verde e per le fonti bibliografiche analizzate. Le fonti bibliografiche, dettagliate nella metodologia usata nelle diverse tipologie di verde, sono relative alle formazioni vegetali in ambito urbano di Europa, Nord America e Asia. La bibliografia studiata fa riferimento ad anni differenti, pertanto le stime sono state ricalibrate al 2018, usando gli indici di rivalutazione monetaria forniti dall’ISTAT.
Data la grande variabilità di stime individuate, si è ritenuto opportuno definire un valore minimo e massimo. Di seguito si evidenzia la metodologia di calcolo utilizzata per le tipologie Parchi agricoli ed aree agricole periurbane. Per le altre tipologie si rimanda al lavoro di Neonato et al. (2019).
 
Il VET per la tipologia Parchi agricoli ed aree agricole periurbane è stato così calcolato:
  • Servizi ambientali: Il valore minimo è stato stimato utilizzando il lavoro di Cataldi et al. (2009) e di Colaninno e Neonato (2011), assumendo che 1 ha è costituito per il 50% da colture, 40% da pascoli e 10 % da fasce tampone. Il valore minimo è dato dalla somma della stima di Cataldi et al. (2009) per colture e pascoli, di Colaninno e Neonato (2011) per le fasce boscate. Il valore massimo è dato dalla somma delle stime effettuate da Simpson (1998 in Gómez-Baggethun et al., 2013), relative alla capacità di sequestro degli agenti inquinanti della vegetazione urbana, e da Scott et al. (1999 in Gómez-Baggethun et al., 2013), sul contributo della foresta urbana nella stabilizzazione del microclima. Anche se non effettuati in contesto rurale sono stati usati questi studi poiché i parchi agricoli e le aree agricole periurbane spesso si compenetrano con la città entrando a far parte del sistema delle aree verdi metropolitane.
  • Servizio ecologico: Il valore minimo è stato stimato usando le quote di greening della PAC 2015/2020 per l’anno 2017 (Pasero, 2018; Bartolini, 2016; Agea, 2018). Si è inoltre considerato come valore massimo la stima di Cataldi et al. (2009) relativa al valore del servizio di rifugio e biodiversità per le aree coltivate.
  • Assorbimento CO2: Definita la quantità di carbonio assorbito dalla vegetazione, rilevata in letteratura, (Nowak e Crane, 2002; Partenaude et al., 2003; Colin, 2004), si è moltiplicata per:
           Non state considerate le stime di C assorbito dalla lettiera e dal sottobosco.
  • Riduzione eventi calamitosi, protezione del suolo e funzione idraulica: Stime di Cataldi et al., 2009 (colture 50% e pascoli 40%) e Colaninno e Neonato, 2011 (fasce tampone 10%). A questo valore è stato aggiunto la stima del valore di conservazione dei nutrienti nel suolo da Cataldi et al. (2009).
  • Servizi energetici: Si è moltiplicata la biomassa prodotta dai residui di potature agricole (Bernetti, 2003) per il prezzo del pellet della stagione invernale 2017/2018.
  • Cibo/produzioni non legnose: stima di Franco e Luiselli (2017).
  • Servizi paesaggistici/estetici: Sono state utilizzate le stime di Cataldi et al. 2009 per le aree agricole e di Colaninno e Neonato (2011), che hanno utilizzato il lavoro di Paper et al. (2007), relativa al valore estetico $/albero per le piante della città di New York definendo una densità arborea di 50 piante/ha.
  • Servizi igienico/ terapeutico: Stima di Morrison e Mathieson (2008) che sul contributo delle aree verdi nella riduzione della spesa sanitaria per le malattie psichiatriche e per l’obesità.
  • Servizi Turistico/educativo/culturale/spirituale: il valore minimo desunto da Cataldi et al. (2009); il valore massimo Colombo e Riva (2008), come valore medio delle stime effettuate.
  • Servizi di esistenza: da Colombo e Riva (2008), come valore medio delle stime utilizzate per lo studio.
Risultati e Discussione
Si riportano in tabella i risultati ottenuti per le tipologie di verde urbano considerate

Tabella1
 

Nel grafico sotto è espresso il VET medio per ogni tipologia di verde urbano analizzato e quanto i diversi servizi ecosistemici incidono sulla sua composizione. 

Neonato Figura 2Figura 1.  VET medio in €/m2/anno per le tipologie di verde. Il verde tecnologico appare fuori scala poiché i servizi di approv- vigionamento sono legati al mercato energetico

Per i parchi agricoli e le aree agricole periurbane la stima è condizionata dalla scarsa reperibilità di fonti bibliografiche focalizzate sulle aree agricole. È stato necessario fare delle assunzioni, come l’utilizzo delle stime per il verde urbano soprattutto per l’assorbimento degli inquinanti e per i servizi socio-culturali. I parchi agricoli e le aree agricole periurbane spesso si inseriscono o sono a stretto contatto con le aree urbane, svolgendo anche un ruolo nelle reti ecologiche. Dal grafico si vede che la componente principale del VET così calcolato è costituita dalle funzioni di regolazione. Anche i servizi socio-culturali danno un contributo importante, ma si ritiene sottostimato il valore estetico per le aree più complesse. Anche la stima delle componenti di approvvigionamento (per il carattere astratto della stima) e di supporto (per l’incapacità di stimarli pienamente) riteniamo sia prudenziale.

La componente principale del VET per i grandi parchi periurbani è costituita dai servizi socio-culturali. I servizi di regolazione sono l’altro componente principale del VET, in particolare per l’assorbimento di CO2, valore legato alle oscillazioni del mercato delle quote dei crediti di carbonio. I servizi di supporto hanno un valore sottostimato. La valorizzazione della biodiversità potrebbe essere valorizzata attraverso una gestione più naturalistica dei parchi, in modo da creare maggiori aree rifugio per la fauna selvatica.

La stima proposta per i parchi urbani ed i giardini storici ed il verde della memoria è la stessa, poiché si ritiene che per estensione, varietà di specie, dimensioni degli esemplari arborei rendono queste due tipologie di verde molto simili. La componente principale del VET per queste tipologie è costituita dai servizi socio-culturali e da quelli di regolazione. In particolare, per i servizi socio-culturali, sono stati stimati sulla base di valori utilizzati per i boschi. Anche se queste tipologie di aree sono caratterizzate solitamente da una minore densità e complessità di specie arboree, presentano spesso esemplari di grandi dimensioni con significato culturale spirituale, che le rendono equiparabili ai boschi.

Relativamente ai servizi di regolazione, gli elementi che incidono di più sono l’assorbimento di CO2 e degli inquinanti, in quanto in questo tipo di formazioni vegetali gli esemplari arborei sono maturi o addirittura secolari e svolgono queste funzioni con grande efficienza (CNT, 2010). Tuttavia, la stima non è perfettamente sovrapponibile. Infatti per il verde della memoria mancano diversi elementi: nei servizi socioculturali non vi è la stima della componente religiosa e spirituale, dovuta alla presenza di coloro che ci hanno preceduto. Inoltre la componente di attrazione turistica non è adeguatamente valutata poiché la stima considerata non si riferisce a questo particolare tipo di turismo attratto dal patrimonio naturalistico, artistico e storico. Sono sottostimati anche i servizi di valorizzazione della biodiversità. In virtù della componente religiosa e spirituale, questi luoghi sono oasi tranquille nel contesto urbano. Insieme alla loro grande varietà floristica, offrono rifugio a diverse specie animali spesso non banali.

La componente principale del VET per il verde terapeutico ed il verde di quartiere è costituita dai servizi socio-culturali, che tuttavia è da considerarsi sottostimata. Per i giardini terapeutici la stima non tiene conto del fondamentale ruolo che questi giardini hanno nella cura di malattie, quali per esempio il morbo di Alzheimer. Per il verde di quartiere non è stimato il ruolo aggregante e didattico che tali giardini rivestono nelle comunità. Altra componente importante sono i servizi di approvvigionamento ed in particolare le produzioni non legnose. Infatti una delle attività proposte è la produzione alimentare (frutta, ortaggi, legumi) per avere cibo fresco e genuino a km zero per la comunità. Per il verde terapeutico le produzioni orticole derivano dall’attività terapeutica. Sottostimati sono anche i servizi di supporto, in particolare l’aumento di biodiversità derivante dalla particolare e ricca composizione di questi giardini (fioriture abbondanti, bacche, frutti, ecc.) e della loro funzione attrattiva nei confronti della fauna.

Per il verde senza terra la componente principale del VET è costituita dai servizi di regolazione, su cui incidono maggiormente quelli ambientali, la stabilizzazione climatica e di assorbimento della CO2, calcolati sulla base delle emissioni evitate per la produzione di energia. Pertanto, la stima è fortemente condizionata dal mercato energetico e dei combustibili fossili. Tuttavia, è necessario specificare che l’elevata artificialità di questi sistemi e le loro ridotte dimensioni determinano una minore efficacia nella fornitura di servizi, a fronte di onerosi interventi di manutenzione.

La componente principale del VET per il verde stradale e di connessione così stimata è costituita dai servizi socio-culturali. Il valore igienico-terapeutico è stato calcolato su stime basate su aree verdi più complesse; è comunque utilizzate poiché all’interno di tale categoria vi sono le piste ciclabili che hanno un ruolo potenziale importante nella lotta all’obesità e ai disagi psichici. Il valore turistico-ricreativo è stato calcolato sulla base di un lavoro incentrato sulle piste ciclabili. Tuttavia, il valore così calcolato è leggermente sovrastimato. Tale categoria di verde, infatti, include i filari e le piste ciclabili, ma anche siepi, aiuole e rotatorie. Elementi importanti per la rete ecologica urbana, ma con capacità molto inferiore rispetto alle formazioni arboree. La componente principale del VET del verde tecnologico è costituita dai servizi di regolazione. La stima risulta in difetto poiché i servizi di biodepurazione delle acque (funzione principale nei biodepuratori) non sono stati adeguatamente valutate.

Una rete ecologica polivalente su scala urbana
Le piccole aree verdi che erogano i servizi ecosistemici nel tessuto urbano, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno habitat naturali ben conservati, paragonali a quelli delle aree protette e quindi non possono dare un contributo rilevante per la conservazione delle specie animali che guidano la definizione delle reti ecologiche (Battisti, 2007, Malcevschi 2010). Basta però un veloce sguardo dall’alto per capire che qualunque città di dimensioni medio-grandi presenta molte aree verdi, lembi di natura in una distesa di cemento. Ci sono parchi agricoli periferici, grandi parchi storici, parchi pubblici, giardini privati, filari di alberi e aiuole che nella media dei capoluoghi di provincia italiani possono totalizzare circa 30 m2 per abitante (Dinetti, 2009). Questa trama verde urbana può essere visualizzata come una ragnatela irregolare, costituita da fili spesso esili come un filare alberato e da nodi più grandi rappresentati dai parchi. Bisogna ammettere, tuttavia, che quella appena descritta è in realtà una situazione ideale: spesso infatti la ragnatela è danneggiata, piena di buchi o quasi del tutto inesistente. Per sistemarla e renderla efficiente occorre un lavoro paziente, preciso e anche coraggioso, come quello che farebbe un ragno per completare la sua opera.
Inquadrare il verde urbano in una rete può avere senso per regalare ai cittadini spazi più vivibili, funzionali e accoglienti, ma risulta necessario reinterpretarne i ruoli e la struttura. I corridoi ecologici, per esempio, sono importanti per la protezione delle specie animali più mobili, come gli uccelli e alcuni mammiferi, e le reti ecologiche che cercano di collegare le aree protette rispondono a questa esigenza. In ambito urbano, tuttavia, la funzione faunistica diventa meno rilevante, perché la rete deve essere progettata soprattutto a vantaggio dei cittadini. Tra i benefici più evidenti che ne conseguono ci sono il miglioramento della qualità dell’aria, la riduzione del rumore e del calore estivo e la mitigazione visiva, tutte modifiche che portano ad un generale miglioramento della qualità della vita immediatamente percepibile, pur con un occhio di riguardo per la biodiversità urbana. Una trama verde ben progettata può anche diventare un’occasione per creare percorsi di mobilità dolce, quali sentieri pedonali e piste ciclabili, e di iniziative di educazione ambientale, che possono generare un maggiore senso di appartenenza ai luoghi. Quella che nasce è quindi, più correttamente, una rete ecologica “polivalente”, che assieme alle funzioni a favore della biodiversità ne accoglie altre, generate dai bisogni dei cittadini. In più, la visione strategica questo approccio permette di modulare le scelte di trasformazione urbana, così da individuare già in fase progettuale le criticità e le relative soluzioni, in termini di mitigazione, compensazione e migliore inserimento ambientale e paesaggistico. La progettazione delle aree verdi, quindi, non deve avvenire a posteriori delle scelte pianificatorie, ma contemporaneamente, in modo da individuare le soluzioni in un contesto più ampio.
La definizione di una rete ecologica polivalente in ambito urbano può avvenire attraverso una serie di fasi successive, che prevedono attività di ricerca, rilievi botanici e faunistici, sopralluoghi sul campo per verificare le informazioni e raccolta delle volontà di cittadini e associazioni attive sul territorio. Il ruolo delle aree verdi esistenti o in progetto (inquadrate come aree nodali, fasce di connessione, aree di tappa, possibili varchi) è definito in base ai risultati dei sopralluoghi e ai servizi ecosistemici erogati. Solo a questo punto si vedono in dettaglio gli interventi di gestione e miglioramento delle singole aree verdi e la progettazione di quelle nuove. Queste ultime, in particolare, dovrebbero adottare tutti gli accorgimenti tecnico-progettuali per fornire quanti più servizi ecosistemici (drenaggio urbano, fascia tampone, assorbimento e fissazione inquinanti, ecc.), ridurre gli oneri di manutenzione e raccordarsi con la rete ecologica urbana. Il processo deve prevedere necessariamente una campagna di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini, che rende noto quanto si sta facendo. Questo ultimo aspetto è particolarmente rilevante sulla scala urbana: la rete ecologica polivalente funziona e si consolida solo quando è ben comunicata, ampiamente compresa e sostenute dai cittadini. Una delle formule più efficaci per aumentare il coinvolgimento del pubblico sono i cosiddetti "bioblitz", termine nato nel mondo anglosassone che fa riferimento a giornate di monitoraggio divulgative, aperte a tutti i cittadini, nelle quale uno o più esperti (agronomi, botanici, biologi o naturalisti) vanno ad esaminare un'area verde assieme ai cittadini.
 

In estrema sintesi, definire una rete ecologica urbana polivalente richiede un approccio multidisciplinare che punta a realizzare un progetto efficace e sostenibile: efficace perché ha lo scopo di aumentare la multifunzionalità delle singole aree a verde, rispondere a problemi ambientali con Nature based Solutions e quindi incrementare l’offerta di servizi ecosistemici; sostenibile per contenere gli oneri manutentivi e quindi presentare alle amministrazioni un rapporto costi/benefici soddisfacente.

Risultati: applicazioni della metodologia e casi studio
Le procedure seguite per definire lo studio di fattibilità di queste reti ecologiche polivalenti su scala urbana devono essere molto flessibili, per adattarsi ai diversi contesti, alle scale variabili e ai dati di partenza, che possono essere differenti da comune a comune. Di seguito vengono presentati due progetti di costruzione di reti ecologiche con approcci differenti, nelle città di Genova e Milano.

 

Studio sulla biodiversità urbana e periurbana, preliminare al Piano del Verde di Genova - Comune di Genova, Settore Parchi e Verde della Direzione Manutenzione Infrastrutture, Verde e Parchi (approvato con Deliberazione adottata dalla Giunta comunale nella seduta del 19/04/2012 N° 00112/2012)

Nel 2010 il Comune di Genova ha voluto valutare lo stato del verde cittadino, soprattutto il suo valore potenzialità per costruire una rete ecologica urbana polivalente. Dopo un anno di analisi, sopralluoghi e monitoraggi, è stato redatto lo Studio sulla Biodiversità urbana e periurbana (PN Studio, 2012). Composto da cartografia, relazione e linee guida, il documento dava mandato ai settori competenti di redigere il Piano del Verde, ovvero pianificare tempi e risorse economiche per l’attuazione degli obiettivi fissati dallo Studio. Lo Studio contiene la bozza della rete ecologica urbana, con le aree nodali e i corridoi ecologici principali, la valutazione della qualità delle aree verdi urbane basata sui servizi ecosistemici offerti e il loro potenziale per incrementare la biodiversità e dà indicazioni progettuali sugli interventi di trasformazione previsti dal Piano Urbanistico Comunale (PUC). Lo Studio comprende una cartografia originale, formata dalla Carta della multifunzionalità delle aree verdi, Carta della Biodiversità (basata sulla definizione dei valori di biodiversità urbana calcolati in base all’avifauna urbana, un ottimo bioindicatore, vedi Battisti (2007), Dinetti (2009), Carta della sensibilità ecologica e della Rete Ecologica Urbana. La progettazione delle aree a verde in queste aree in trasformazione, secondo il PUC, non doveva avvenire quindi a posteriori delle scelte pianificatorie ma contestualmente, in modo da individuare soluzioni e modalità sinergiche per riuscire a gestire un processo e non un’azione singola, che rischia sempre di ridurre il ruolo del “verde” a mero elemento di arredo.
Allo stato attuale, Genova non si è ancora dotata del Piano del Verde, sebbene lo Studio sia stato recepito dal PUC (Piano Urbanistico Comunale) e incluso nel Documento di ottemperanza della relativa VAS[2] e nella tavola 3 Biodiversità[3].
Le ecostrutture, ovvero le diverse tipologie di aree verdi e degli accorgimenti costruttivi volti a ridurre l’impatto delle attività umane, previste dallo Studio sono tuttora una risposta soddisfacente a problematiche aperte quali il rischio idrogeologico, la produzione di cibo e energia, la regolazione climatica, la conservazione della biodiversità. La fase successiva dovrà prevedere la pianificazione degli interventi per dare vita ad una rete ecologica polivalente.

Neonato Figura 3Figura 3. Carta delle sensibilità ecologica
 
Lo Studio sulla biodiversità urbana e periurbana di Genova ha indagato la “sensibilità” ecologica delle aree verdi: in verde minore, in blu intermedia e in rosso elevata (PN Studio, 2012). Le aree più sensibili sono quelle con qualità ambientale e biodiversità più elevata, ma anche quelle più vulnerabili agli impatti delle attività umane.
 
 
[1] PES si indica una transazione volontaria in cui uno specifico servizio ecosistemico è venduto da un soggetto ad un compratore, se il fornitore del servizio ne garantisce la fornitura. 
 
Bibliografia generale
Battisti C., Romano B., 2007. Atti del Convegno Nazionale Architetture e fauna, Livorno 2017.  Frammentazione e connettività. Dall'analisi ecologica alla pianificazione ambientale. CittàStudiEdizioni.  Dinetti M., 2009. Biodiversità urbana. Bandecchi & Vivaldi.
Dinetti M., 2000. Infrastrutture ecologiche. Il Verde Editoriale.
Fabiani S., 2015. Aspetti economici connessi ai cambiamenti climatici – L’economia dei beni ambientali, Corso Cambiamenti climatici e rischi emergenti per la salute – Istituto Superiore di Sanità, 14/15 dicembre 2015, Roma.
Malcevschi S. 2010. Reti ecologiche polivalenti. Il Verde Editoriale.
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, 2017. Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile.
Panzini F., 1993. Per i piaceri del popolo. L'evoluzione del giardino pubblico in Europa dalle origini al XX secolo. Zanichelli.
Ott J., 2008. Collegamenti fra biotopi e reti ecologiche nelle aree urbane della Germania - Che senso hanno i corridoi verdi nelle città? Reti ecologiche in aree urbanizzate. Quaderni del Piano per l'area metropolitana milanese n° 13, Franco Angeli.
Statzu V., 2003. Il valore economico dei beni ambientali e le procedure di valutazione degli investimenti nel settore ambientale, Corso di Economia Ambientale 7-13/5/2003, Università degli Studi di Cagliari
TEEB, The Economics of Ecosystems and Biodiversity, 2011. Manual for Cities: Ecosystem Services in Urban ManagementTurner R.K., Pearce D.W., Bateman I. (trad. a cura di Pellizari F.), 2003. Economia ambientale, il Mulino.
United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division (2018). The World’s Cities in 2018—Data Booklet (ST/ESA/ SER.A/417).

 

Bibliografia Stima dei servizi ecosistemici delle diverse strutture verdi urbane
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APAT, 2003. Le biomasse legnose Un’indagine sulle potenzialità del settore forestale italiano nell’offerta di fonti di energia, Rapporti 30/2003 APAT ;
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Cataldi M., Morri E., Scolozzi R., Zaccarelli N., Santolini R, Pace D., Venier M., Berretta C., 2009. Stima dei servizi ecosistemici a scala regionale come supporto a strategie di sostenibilità. In atti del XIX Congresso S.It.E: dalle vette Alpine alle profondità marine 15-18 settembre Bolzano.
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Barbara Colaninno è Dottore Forestale ed Ambientale, Master in economia e management ambientale
Francesca Neonato è Dottore Agronomo e Paesaggista AIAPP
Francesco Tomasinelli è Dottore in Scienze Ambientali

 


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