75 15 giugno 2016 sfoglia numero

Recensioni

L’illusione dell'individualità

Marco Fabbri
L’osservazione di microstorie naturali è il pretesto per raccontare la complessità delle comunità biotiche.

Docente di biologia dell’University of South a Sewanee in Tennessee, David George Haskell trascorre un anno a osservare un lembo di terra a Shakerage Hollow, una foresta temperata del Tennessee sud-orientale ai margini dell’Altopiano del Cumberland dove la natura è stata lasciata a se stessa per quasi un secolo dopo un tentativo di sfruttamento durato fino ai primi del Novecento.
Il saggio coglie i momenti cruciali durante il dipanarsi delle stagioni e in 43 capitoli racconta della vita – più o meno evidente all’occhio armato soltanto di una lente di ingrandimento – che si svolge sopra e sotto una piccola superficie di terra e nel suo intorno.
Animali, piante, funghi, attinomiceti, persino batteri e alghe sono l’oggetto dell’indagine e del racconto che, con l’aiuto di una bibliografia essenziale, estende il raggio di azione agli organismi che intrattengono relazioni con questo luogo, alle usanze che nel passato ne hanno cambiato i connotati, ai pericoli che incombono oggi su questo piccolo grande mondo vivente.
Ogni capitolo parte da un tema (Muschio, Effimere di primavera, Lo xilema, …) per trattarne non solo le caratteristiche specifiche, ma soprattutto per ampliare gli orizzonti ecologici e cogliere il nesso con argomenti a volte anche molto lontani. 
Le metafore sono spesso impiegate per chiarire ed enfatizzare i concetti chiave. Così il racconto sugli “impresari delle pompe funebri ecologiche che accelerano la trasformazione materiale delle carcasse dei grandi animali in nutrienti liberi” (L’avvoltoio) diviene l’occasione per mettere l’attività di questo gruppo di animali in relazione con la competizione tra batteri e da qui con l’evidenza che la riduzione delle popolazioni di avvoltoi in India – causata dai residui di un farmaco veterinario somministrato al bestiame che permane nelle carcasse – provoca conseguenze nefaste per la salute pubblica concatenate all’incremento dei casi di rabbia nell’uomo.
Ogni “spunto” è buono per indagare i legami tra le specie e tra queste e l’ambiente, non solo per metterne in evidenza la “lotta per la vita” – tema tipico dell’ecologia e dell’etologia – ma soprattutto per coglierne il significato in una catena di relazioni indispensabile per un equilibrio generale di cui l’uomo è parte attiva – con grandi responsabilità – e ne subisce conseguenze anche gravi.
Nessun lamento, tuttavia, affligge il testo e l’Autore si astiene dai commenti, dai proclami, dai consigli e dal moralismo così diffuso in molti ambienti (pseudo)scientifici; solo il tentativo, che sembra perfettamente riuscito, di indicare la vastità delle linee di ricerca e delle relazioni ecologiche.
Uno degli insegnamenti di fondo si trova già nelle prime pagine parlando dei licheni (Associazioni) dove “secondo alcuni biologi, i funghi sono degli sfruttatori che irretiscono le loro vittime algali”. La realtà è più complessa: “Nel lichene, due partner hanno cessato di essere individui, rinunciando alla possibilità di tracciare una linea fra oppressore e oppresso”. Anche l’agricoltore bada al suo campo di mais. Perciò l’Autore si chiede “il granoturco è oppresso?” Il fatto che l’agricoltore “dipenda dal cereale ne fa una vittima? E osserva che “La solitudine non è un’opzione praticabile: la fisiologia dell’agricoltore è plasmata da una necessità di trarre nutrimento dai vegetali che risale a centinaia di milioni di anni fa, quando si formarono i primi animali vermiformi. Le piante addomesticate hanno alle spalle solo diecimila anni di vita accanto all’uomo, ma anch’esse hanno perduto la loro indipendenza”.
Quindi un testo utile a tutti, ricercatori e biologi applicati, come traccia per un modo di divulgare la scienza accessibile a un pubblico con una minima “alfabetizzazione scientifica”, come stimolo all’apertura mentale, alla curiosità dell’indagine, al porsi domande non scontate e, in definitiva, a non fermarsi alle apparenze.

Haskell D. G., La foresta nascosta, Einaudi, Torino, 2014, pp. 287.

  Marco Fabbri
presidente dell'Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Milano



Temi associati a questo articolo: Ambiente, Biodiversità, Foreste, Natura, Rete ecologica


 
Home | Intersezioni | Redazione | Autori | Pubblica con noi | Contatti | Copyright | Note legali | Privacy | Credits
Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Milano - C.F. 80035770157 - Registrazione del Tribunale di Milano n. 630 del 26/11/2010 - ISSN 2280-689X