73 20 aprile 2016 sfoglia numero

Editoriale

La professione non ammette l’astensione

Andrea Bucci
Il professionista deve compiere scelte razionali, quindi responsabili, nell’interesse di un giusto equilibrio tra tutela dell’ambiente e attività economiche. Formazione, aggiornamento e differenziazione delle fonti sono indispensabili per evitare l’“astensione”.

Un’amministrazione pubblica che sempre più spesso ha bisogno di professionisti dell’area tecnica e un’opinione pubblica orientata tanto al raggiungimento di elevati standard ambientali, quanto al soddisfacimento dei bisogni per mezzo di beni e servizi di qualità. Questo è lo scenario in cui oggi i professionisti sono chiamati a individuare priorità, fare scelte puntuali e a risolvere problemi trovando nuovi equilibri. È una tendenza che dovrebbe diventare ancora più marcata nel prossimo futuro dovuta da una parte alla necessità di semplificare i processi amministrativi e dall’altra al consolidamento di un sistema molto complesso di fonti normative che, talvolta, possono contenere linee guida e principi addirittura contrastanti. Il tema della responsabilità dei professionisti può essere argomentato con diversi approcci.
Dal punto di vista prettamente giuridico l’articolo 2236 del codice civile prescrive che la prestazione professionale implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà. Il professionista, quindi, non risponde di eventuali danni se non in caso di dolo o di colpa grave. I problemi di speciale difficoltà sono obiettivamente risolvibili solo mediante una preparazione professionale superiore alla media e dove manca una grande casistica di riferimento. È per questo che in ambito medico si ha la limitazione di responsabilità soltanto se il caso non è stato sufficientemente studiato o viene risolto con differenti terapie. Pertanto la responsabilità professionale è regolata da una norma di carattere generale prevista dall’art. 1176, comma 2, c.c. (definita come diligenza del buon professionista o del professionista medio) commisurata alla natura dell’attività prestata, mentre quando la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà opera la successiva norma dell’art 2236, limitando la responsabilità del professionista al dolo o alla colpa grave.
Dal punto di vista dell’etica, invece, i professionisti hanno una responsabilità non solo rispetto alla committenza direttamente coinvolta, bensì anche verso la società tutta. Si tratta di un dovere molto difficile da connotare con confini precisi e che va ben oltre la giurisprudenza. Le professioni intellettuali possono concorrere in modo significativo al miglioramento della società. La risoluzione di problemi di carattere tecnico, infatti, comporta di per sé il miglioramento delle attività economiche sotto il profilo dell’efficacia e dell’efficienza. L’applicazione di soluzioni operative comporta l’aumento della redditività e la riduzione degli effetti negativi sull’ambiente. Inoltre, nell’esercizio della libera professione sono insiti importantissimi compiti di informazione, trasferimento e applicazione delle conoscenze tecnico-scientifiche ai processi decisionali di tutti i livelli. Questo significa certamente condizionare positivamente nella direzione delle buone pratiche la consapevolezza delle classi dirigenti, degli amministratori e dell’opinione pubblica. I liberi professionisti sono quindi un tassello fondamentale del tessuto socioeconomico capace di stimolare l’adeguamento, l’innovazione e in ultima analisi il benessere. In questo ambito l’astensione è una scelta, o meglio una “non scelta”, inconciliabile con un’etica professionale che dà ai professionisti una grande responsabilità verso la collettività. Il verbo astenére (dal latino abstinere, abs «da, lontano da» e tenere che significa letteralmente tenere lontano, trattenere da qualche cosa) descrive un comportamento in cui il professionista tende a non compiere scelte, privilegiando il mantenimento di performance subottimali e/o appena sufficienti rispetto a condizioni migliori pure realizzabili con investimenti di capitale economico e umano. L’astensione è una tentazione da non sottovalutare in ambito professionale in quanto non si colloca nelle responsabilità formali e al tempo stesso consente di dare libero sfogo alla pigrizia aggirando aggiornamento, formazione ed elaborazioni di progetti multidisciplinari più complessi. L’astensione è un comportamento che consente di tenere un approccio sicuro e rilassato ma poco responsabile verso la società che, in questo modo, non è aiutata a maturare una giusta consapevolezza specie nel rapporto uomo e ambiente.
Il dottore agronomo e il dottore forestale sono tra le professioni più coinvolte. In particolare, due ambiti di grande attualità suggeriscono una riflessione approfondita in merito al concetto di responsabilità professionale che, al di là delle implicazioni giuridiche, non può non tenere conto dell’inopportunità dell’astensione. Si tratta della verifica della stabilità degli alberi in ambito urbano e della difesa delle colture. Entrambi gli ambiti sono in continua evoluzione sia per quanto riguarda i riferimenti normativi, sia per quanto riguarda le tecniche di verifica e di monitoraggio. I margini di incertezza sono significativi perché non esiste un’ampia casistica a cui fare riferimento. A questo si aggiunge un’opinione pubblica particolarmente sensibile ai due temi che condizionano, tra gli altri, il paesaggio delle città e la salubrità degli alimenti. Effettivamente i due temi si ritrovano in molte iniziative di formazione permanente programmate dagli Ordini. È importante che l’opzione “astensione” venga esplicitata quale rischio in ogni occasione di confronto, aggiornamento e formazione perché rappresenta forse il pericolo più grande che i singoli possono fare danneggiando se stessi e l’intera categoria professionale. L’aggiornamento continuo e la differenziazione delle fonti giuridiche rappresentano sicuramente i due pilastri più importanti per evitare l’astensione. Ma questo non basta. È necessario un sentimento di forte tensione ideale che, con eleganza e determinazione, sappia accompagnare professionalità e competenza andando oltre gli incarichi, i capitolati e le formalità.

  Andrea Bucci



Temi associati a questo articolo: Deontologia, Etica professionale, Professione


 
Home | Intersezioni | Redazione | Autori | Pubblica con noi | Contatti | Copyright | Note legali | Privacy | Credits
Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Milano - C.F. 80035770157 - Registrazione del Tribunale di Milano n. 630 del 26/11/2010 - ISSN 2280-689X