72 23 marzo 2016 sfoglia numero

Biodiversità

L’ultimo pomologo

Andrea Bucci
La collezione pomologica di Francesco Garnier Valletti conservata presso il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli studi di Milano presenta un valore storico, culturale e tecnico-scientifico eccezionale.

La Calvilla bianca d’inverno, la Renetta imperiale, il Pelo d’asino di Saluzzo, la Carpendola reale, l’Apiola stellata, la Bella del bosco, la Tardiva di Giaveno. Sono solo alcune delle varietà di mele riprodotte da Francesco Garnier Valletti nella seconda metà dell’Ottocento e che ancora oggi si possono ammirare presso il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano (già Istituto di Coltivazioni arboree).
La materia di cui sono fatte le riproduzioni pomologiche del Valletti (che variava anche a seconda del tipo di frutto da imitare) è malleabile a caldo e una volta raffreddata è estremamente resistente e durevole. La tecnica consentiva di utilizzare più volte lo stesso stampo che era ottenuto dal calco di un frutto vero. Il corpo dei frutti è costituito dalla colofonia, una resina miscelata con cere naturali e gesso. La superficie era ricoperta da dammar, una resina molto usata nelle vernici a partire dalla metà dell’Ottocento.
Le analisi chimiche effettuate in occasione degli interventi di restauro e manutenzione hanno evidenziato anche, fra l’altro, la presenza di solfato semidrato e di cenere.
La ricetta esatta messa a punto del Valletti per comporre il materiale che andava a costituire i frutti è stata resa pubblica soltanto due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1889.
Era il 1871 quando la Società Orticola di Lombardia commissionò la collezione di frutti artificiali al Valletti al costo di 20 lire il pezzo. La commissione era frutto del grande successo che due anni prima il Valletti aveva ottenuto, pur partecipando fuori concorso, alla VII Esposizione orticola. Documenti risalenti al 1873 indicano che la collezione era composta da 958 pezzi di cui oggi se ne conservano solo 792. Le successive accessioni hanno, tuttavia, portato la collezione all’attuale numero di 1674 modelli.
Garnier Valletti, collezione pomologica.jpgFrancesco Garnier Valletti è stato l’ultimo esponente della pomologia artificiale. Una disciplina a metà tra arte, tecnica e scienza che – per mezzo delle mani del noto ceroplasta torinese – ha riprodotto quasi 2000 modelli rappresentanti fedelmente il germoplasma frutticolo e vinicolo italiano ed europeo. Le produzioni del Garnier Valletti sono state utilizzate tanto quale elemento ornamentale oggetto di desiderio dei collezionisti e amatori che ne apprezzavano le valenze estetiche, quanto dai vivaisti che li utilizzavano per mostrare ai clienti i frutti che avrebbero ottenuto dagli astoni acquistati e dalle scuole di frutticoltura per scopi didattici. Il celebre ceroplasta Garnier Valletti diffondeva la conoscenza delle varietà frutticole più pregiate e redditizie per mezzo della straordinaria accuratezza dei suoi modelli, identici ai frutti coltivati. Il lavoro del Garnier Valletti ha consentito di costruire un archivio di grande valore che per alcuni decenni ha rappresentato un punto di riferimento per la frutticoltura risolvendo, in alcuni casi, i dubbi circa le frequenti sinonimie che descrivevano le stesse varietà in contesti territoriali diversi. Non solo mele. La collezione comprende riproduzioni di albicocche, pesche, ciliegie, pere, susine, fichi, uve, ribes e altri frutti minori.
I modelli furono affiancati da descrizioni comprensive delle caratteristiche botaniche, agronomiche e organolettiche delle singole cultivar stilate da uno dei maggiori pomologi italiani: Girolamo Molon, prima docente di Coltivazioni speciali presso la Regia scuola superiore di agricoltura e professore emerito dell’Università degli studi di Milano. Molte della varietà riprodotte nella collezione erano coltivate da Molon fino agli anni Venti-Trenta del secolo scorso nei campi sperimentali di Milano, Monza, Cormano e Sesto San Giovanni. Molte delle varietà frutticole si iniziarono a perdere a partire da dopo la seconda guerra mondiale e, oggi, la maggior parte delle cultivar sono definitamente scomparse.
Nel Novecento Molon espanse la collezione con modelli prodotti da altri ceroplasti che venivano collocati sul medesimo basamento in legno così da apprezzarne immediatamente le differenze. Tuttavia, alcuni traslochi poco accurati e il sopraggiungere della guerra danneggiarono parzialmente la raccolta pomologica.
Dopo la fine dell’attività didattica e scientifica di Molon la collezione è rimasta per molti decenni a Milano in via Celoria negli armadi dell’ex Istituto di Coltivazioni arboree dell’Università dove è tutt’ora conservata.
Di recente, nell’ambito di Expo 2015, i modelli più significativi hanno trovato spazio nel museo della biodiversità e nell’attività di divulgazione scientifica delle agriguide, coordinate da Stefano Bocchi, docente di Agronomia dell’Università degli studi di Milano.
La collezione resta uno degli strumenti più efficaci per la didattica e una delle testimonianze più concrete della biodiversità agraria che è andata in gran parte persa.

La collezione Garnier Valletti è visitabile privatamente presso il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali. Curatrice è la professoressa Ilaria Mignani.


  Andrea Bucci
caporedattore di Intersezioni



Temi associati a questo articolo: Arboricoltura, Storia dell'agricoltura


 
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