71 24 febbraio 2016 sfoglia numero

Percorsi e processi

Il valore economico di comunità (seconda parte)

Saverio Miccoli
Fabrizio Finucci
Rocco Murro
Un approccio di stima innovativo all’agricoltura in città.

La prima parte dell'articolo è stata pubblicata sul n. 70 di Intersezioni.

Il valore di stima deliberativo: criterio e procedure
Da un punto di vista valutativo, è necessario comprendere come poter operare all’interno di un sistema di tale complessità; oltre agli aspetti economici e ai criteri di stima consolidati occorre sperimentare nuove tecniche di valutazione sollecitate dalle istanze sociali emergenti. La redditività connessa ai benefici agricoli è sicuramente un criterio determinante; ma, per un terreno agricolo localizzato in ambito urbano, potrebbe costituire una risposta non esaustiva. Ciò è vero anche per altri criteri tradizionali, quali il valore di mercato: un terreno può essere acquistato o venduto ma tale bene incorpora anche altre valenze specifiche di cui è importante tenere conto. Ad esempio, sussistono valenze economiche espresse da costi di trasporto delle produzioni agricole, più contenuti rispetto a quelli dell’agricoltura rurale in ragione di una localizzazione prossima ai mercati di riferimento. Questa caratteristica differenzia notevolmente l’offerta di prodotti provenienti da localizzazioni più lontane rispetto ai vantaggi legati alla produzione locale. Infine, il valore di costo è un criterio che può risultare fortemente limitativo così quanto un valore formulato sulla base della sola utilità percepita.
Recenti studi e una variegata casistica di ambito internazionale (Australia, Nuova Zelanda, Canada e Africa) offrono una risposta non più limitata al valore di mercato, al valore di costo e al valore d'uso: propongono l’impiego integrativo di un criterio di valutazione connesso all’importanza che un soggetto valutante è disposto ad attribuire al bene oggetto di valutazione.
Nel nostro caso la valutazione riguarda un bene inclusivo, d’interesse generale, considerato isolatamente da altri beni. Si tratta, pertanto, di un valore economico assoluto, formulato oggettivamente con riferimento alla qualità che al bene viene riconosciuta e che lo rende degno di considerazione. Tale valore, che si definisce valore di stima, è misurato monetariamente ed è l’esito di uno specifico atto di valutazione basato su bisogni e preferenze, plurimi e distinti.
Nel valutare un intervento di agricoltura urbana, il soggetto valutante è costituito dai componenti della collettività interessati a quella risorsa; inoltre, la stima dell’importanza sociale verso le attività di agricoltura urbana implica che il relativo valore di stima debba essere formulato prendendo in esame diverse caratteristiche economiche dei beni considerati, sia riconosciuto dai diversi portatori di interesse, si estenda nel medio-lungo periodo e alle dimensioni del contesto in cui vive la comunità fruitrice.
Ne consegue che, per formulare il valore di stima in questione, deve considerarsi la percezione sociale degli effetti procurati da una combinazione di diversi ordini di causalità: fattori di utilità (attiva e passiva), inclusi quelli individuabili dai principi della sostenibilità; fattori di scarsità, dovuti a beni naturalmente limitati o a beni di disponibilità limitata a causa di elevati prezzi sia di costo (se producibili) che di mercato (se scambiabili). Da ciò si rendono necessari alcuni assunti operativi relativi alle modalità di stima del bene.
La funzione d’importanza sociale viene definita sulla base delle preferenze direttamente dichiarate dai singoli soggetti valutanti espressione della comunità interessata; essi stessi indicano cosa ritengono sia importante per la comunità di cui fanno parte, oltre alla misura del valore economico associabile all’importanza riconosciuta al bene. Nella prassi comune delle analisi costi-benefici, invece, la funzione di utilità sociale è data in genere dall’autorità pubblica e diviene un atto di totale fiducia nei confronti della rappresentanza politica e della sua capacità interpretativa del benessere della comunità. La stima dell'importanza percepita dai soggetti della comunità implica, inoltre, la configurazione di scenari futuri. Questo approccio impone un cambiamento importante nella prassi estimativa che, in genere, guarda al passato per prevedere un valore futuro. Ma quando le epoche storiche diventano come quella che stiamo vivendo, convulse ed esposte a profondi cambiamenti, diviene difficoltoso e rischioso riferirsi al passato. Di contro, con i procedimenti che tentano di delineare il più probabile futuro sulla base delle indicazioni fornite direttamente dalla gente si ottengono risultati più coerenti e attendibili.
Infine, occorre evidenziare che l’impiego di una scala monetaria per formulare la misura del valore di stima consente di conformarsi al principio estimativo del prezzo quale fondamento del giudizio di valore. La disciplina estimativa negli ultimi decenni si è estesa all’uso di molte altre scale di valutazione, per esempio quelle adimensionali, attraverso gli approcci multicriteriali. Ma ragionare in termini monetari, quando il giudizio e la decisione devono essere di natura economica, diventa un requisito fondamentale. Le altre motivazioni in favore dell’uso della scala monetaria derivano dalla possibilità non solo di accertarsi dell’esistenza di una preferenza, ma anche di quantificarne la dimensione e di compararne la portata sui soggetti coinvolti. Inoltre, la scala monetaria permette: una più facile comunicazione e comprensione del gradimento verso un bene di interesse collettivo; di stabilire gli importi di un eventuale investimento pubblico per la sua acquisizione e valorizzazione; di dimensionare gli importi di bond o tasse di scopo; di eseguire comparazioni tese a individuare il miglior uso alternativo dei fondi disponibili.
Riguardo la procedura di valutazione, il valore di stima, non essendo riconducibile a prezzi di mercato, a costi di produzione, a prezzi di utilizzazione (o in generale ai valori orientati all’uso) viene determinato attraverso la disponibilità a pagare (DAP) da parte dei soggetti della collettività. Le tecniche per la formulazione della DAP sono numerose e consolidate a tal punto che, negli Stati Uniti, una legge ne prescrive l’utilizzo per le valutazioni ufficiali relative alla stima dei danni ambientali [10].
La necessità di includere la comunità nel processo di valutazione richiede il ricorso ai procedimenti più efficaci in termini di partecipazione sociale alle decisioni di interesse generale. Da alcuni decenni molti Paesi hanno avviato forme integrative di coinvolgimento della comunità nelle diverse fasi del processo di decisione pubblica. In molti casi, i percorsi d’inclusione dei cittadini nei processi di policy making sono stati avviati dai decisori su esplicite pressioni delle comunità locali; in altri, l’inclusione è stata il frutto di percorsi di rinnovamento culturale promossi direttamente dalla collettività. Dati i recenti incrementi di tensioni sociali, conflitti e dissensi nei confronti di numerose decisioni pubbliche riguardanti le trasformazioni del territorio, i processi inclusivi sono oggi considerati uno strumento utile per far evolvere le scelte verso soluzioni condivise nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. L’inclusione sociale nelle decisioni è declinata a varie scale e ai vari momenti in cui viene applicata: può essere informativa verso la cittadinanza, ovvero, la cittadinanza viene informata in merito a situazioni o a percorsi da intraprendere; può essere consultiva, perché ci si aspetta dalla cittadinanza l’espressione delle sue preferenze; può, infine, essere una vera delega della decisione da prendere.
Nell’ambito degli approcci inclusivi, il metodo deliberativo si distingue per le operazioni tese a garantire informazione, trasparenza e comprensione completa di un dato fenomeno. L’aspetto più innovativo è rappresentato dall’importanza data alla trasformazione delle convinzioni espresse nel corso di un dibattito sui problemi in questione, attraverso il quale gli assunti iniziali vengono cambiati in modo da tener conto dei punti di vista degli altri interlocutori. Attraverso il dibattito e le argomentazioni prodotte, i partecipanti alla deliberazione operano per un reciproco convincimento, sino ad arrivare a una decisione informata, consapevole, non soggetta a distorsioni cognitive e socialmente legittimata.
Per stimare l’importanza sociale attribuita a un bene attraverso un percorso deliberativo, dopo aver individuato una target population, viene estratto un campione casuale di cittadini, gruppo di valutazione (gruppo di valutazione) statisticamente rappresentativo della collettività interessata. Ad esso è richiesto di esprimere preferenze relativamente all’importanza sociale da attribuire al bene sulla base di scelte informate e consapevoli, evidenziando le proprie opinioni, discutendole ed eventualmente cambiandole dopo averle dibattute.
Ai componenti del gruppo, attraverso una serie di incontri, devono essere fornite le informazioni necessarie per poter discutere ed esprimere l’apprezzamento sociale nei confronti degli interventi di agricoltura urbana. Il valore economico espresso, pertanto, è il risultato di un processo di riflessione e di dibattito che ha avuto lo scopo di formare un gruppo socialmente rappresentativo della comunità, capace di avere una visione di lungo termine, meglio informata e più imparziale.
Primo elemento basilare del processo deliberativo è certamente il percorso informativo; è necessario, per esprimere la propria opinione, essere informati in merito a ciò che sarà posto in discussione. Il secondo elemento è la discussione che è necessaria affinché, attraverso il dialogo tra tutti i partecipanti, si possa raggiungere una scelta consapevole.
Attraverso l’informazione e la discussione il gruppo di cittadini, rappresentativo della comunità interessata, può formulare la sua DAP secondo due approcci fondamentali:
  • uno, basato sulle risposte individuali, successivamente aggregate secondo le modalità afferenti alle tecniche che misurano la DAP;
  • un altro, volto a esprimere il valore economico del bene in un’ottica di interesse generale, dove si considera che ognuno formuli una scelta che reputa giusta contemporaneamente per sé e per gli altri; rispetto agli approcci di valutazione consolidati, questo procedimento consente una valutazione che impegna i cittadini non solo sulla base dei propri interessi ma in modo che la loro decisione finale condivisa scaturisca da una progressiva azione di convergenza. In questo modo, gli individui, piuttosto che essere strumenti per rilevare le preferenze individuali, partecipano a un processo sociale in cui si costruisce direttamente il giudizio di valore da parte della comunità.
Entrambi gli approcci vengono sperimentati a livello internazionale [11] [12] [13] [14].
Il raggiungimento di una posizione totalmente o parzialmente condivisa è l’obiettivo di ogni processo deliberativo, anche se le scelte che riguardano il territorio, i beni immobiliari e l'ambiente implicano aspetti difficili che rendono faticoso tale obiettivo. Alla condivisione si giunge attraverso il dialogo, facendo convergere posizioni divergenti, a volte conflittuali, nell’ottica dell’interesse generale.
Applicazioni sperimentali del valore deliberativo
Nel corso degli ultimi cinque anni gli scriventi hanno compiuto diverse applicazioni di valutazione deliberativa nell’ambito del Laboratorio di valutazione sperimentale attivo presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
In tre differenti casi relativi alla città di Roma, tali sperimentazioni sono state eseguite secondo procedure di laboratorio basate su giochi di simulazione. Studenti volontari, tramite un role-playing game, hanno simulato di essere dei cittadini coinvolti in processo di valutazione deliberativa. Gli esperimenti di laboratorio hanno consentito di tenere conto delle distorsioni derivanti dalle scelte operate in condizione di razionalità limitata, come analizzate dall’economia comportamentale. Anche tale campo rappresenta un ulteriore sviluppo che entra in gioco quando si parla di economia, ritenendo che molti dei principi dell'economia neoclassica, basati su comportamenti perfettamente razionali, siano in via di correzione e integrazione.
Dal punto di vista della valutazione monetaria sono state svolte due applicazioni inerenti il valore di stima deliberativo: il primo relativo al tratto soprelevato della Tangenziale Est di Roma riconvertito in un parco lineare urbano, e il secondo inerente uno scenario progettuale che conferisce unitarietà al parco archeologico dei Fori Imperiali.
Precedentemente, nell’ambito del laboratorio, è stata sperimentata una procedura di valutazione deliberativa multicriteriale. Tale applicazione ha riguardato l’innesto di procedure inclusive e deliberative in un percorso di valutazione su base multicriteriale, finalizzato alla scelta del progetto preferibile tra le alternative presentate nel concorso per la riqualificazione dell’area della Moretta in Via Giulia a Roma [15]. Nel corso del primo incontro, il gruppo di valutazione è stato pienamente informato e reso consapevole del tema di progetto inerente la riconfigurazione di una quinta stradale demolita all’inizio del ‘900 in una delle principali vie del centro storico di Roma. Sulla base della lista di esperti e stakeholder redatta dal gruppo di valutazione, nel secondo incontro si sono svolte le consultazioni attraverso le quali il Gruppo ha potuto approfondire la conoscenza diretta delle diverse posizioni dei vari portatori di interessi e dei numerosi soggetti coinvolti. Terminate le consultazioni, il gruppo di valutazione ha proposto un set di criteri da utilizzare per la composizione della matrice di valutazione, indicandone un possibile ordine di importanza. Composta la matrice, i soggetti hanno svolto la valutazione in forma individuale; una sintesi del quadro di unione delle diverse matrici è stata presentata al Gruppo evidenziando i valori condivisi e quelli divergenti. L’ultimo incontro ha visto una fase deliberativa tesa al raggiungimento di un'unica matrice concordata che, analizzata con diversi metodi, ha condotto alla scelta condivisa del progetto preferibile.
La prima delle applicazioni monetarie [16] ha affrontato il tema di una grande infrastruttura romana, la Soprelevata della Tangenziale Est nel tratto di San Lorenzo, in corso di dismissione, e per la quale il Comune ha previsto la demolizione. In questo caso, il valore di stima deliberativo ha consentito di determinare l’apprezzamento sociale condiviso, riconosciuto dalla comunità, nei confronti dell’idea progettuale di riconversione dell’infrastruttura in un parco lineare in quota. Sotto il profilo operativo, una volta individuata la target population ed aver composto il gruppo di valutazione, si è proceduto all’individuazione di esperti e stakeholder da consultare. A seguito delle consultazioni si è avviata una lunga fase deliberativa tesa alla formulazione di una DAP condivisa, mirata al riconoscimento dell’importanza sociale nei confronti dell’infrastruttura riconvertita. La deliberazione e la formazione del consenso hanno rappresentato, nel corso della sperimentazione, un percorso virtuoso ai fini di valutare un bene pubblico di interesse generale; gli individui coinvolti, infatti, hanno formulato una valutazione complessiva che superava l’aggregazione delle singole preferenze. Attraverso una serie di discussioni, i soggetti partecipanti al processo di valutazione sono riusciti a costruire e ad esprimere un livello di gradimento verso il bene considerato, diverso da quello iniziale, raggiungendo un giudizio ponderato e condiviso.
Il secondo esperimento di natura monetaria, attualmente in corso di pubblicazione, ha riguardato la stima dell’importanza sociale condivisa nei confronti di uno scenario progettuale teso alla ricomposizione del Parco Archeologico dei Fori Imperiali di Roma. Considerata la rilevanza del tema, la procedura ha previsto l’impostazione di un role-playing game basato su tre diversi campioni: il primo, rappresentativo della popolazione residente a Roma; il secondo, relativo agli Italiani non residenti a Roma; infine, un campione relativo agli stranieri che visitano Roma. Dopo che esperti e stakeholder hanno provveduto ad integrare le informazioni del gruppo di valutazione, i tre gruppi sono stati convocati separatamente per la fase valutativa finale allo scopo di individuare una DAP condivisa nei confronti dello scenario progettuale proposto. In tutti e tre i casi, i gruppi hanno raggiunto, all’unanimità, un accordo sulla DAP ritenuta condivisibile. Il valore dell’apprezzamento complessivo verso la proposta di ricomposizione dei Fori è stato ottenuto tenendo conto degli esiti forniti dalle DAP dei tre campioni utilizzati.
Conclusioni
Per l’attivazione di interventi di rigenerazione delle città, fondati sull’agricoltura urbana, risulta decisivo il ruolo svolto dalla comunità. Questa deve essere coinvolta nel riconoscimento delle qualità, dei benefici e degli altri elementi che nell’insieme permettono di valutare monetariamente l’importanza sociale di interventi del tipo indicato. Attraverso l’espressione dell’apprezzamento della collettività interessata è possibile verificare l’esistenza dei presupposti necessari all’implementazione di tali interventi.
Il coinvolgimento attivo dei cittadini e un dibattito basato su un’appropriata informazione permettono al processo deliberativo di produrre una decisione responsabile, democratica e condivisa. L’inclusione sociale conferisce un nuovo ruolo alla cittadinanza: tramite la crescita individuale il cittadino diviene un attore pensante e giudicante in grado di contribuire alle scelte pubbliche da intraprendere. Peraltro, sono i principi di uno sviluppo urbano sostenibile a richiedere la trasformazione delle relazioni sociali in senso democratico, la diversa concezione del valore della partecipazione civica nelle politiche territoriali, l’individuazione di condizioni socio-economiche e ambientali capaci di favorire la piena cittadinanza dei diversi soggetti della comunità.
Criterio di importanza, processo deliberativo e dichiarazione del valore monetario rappresentano un percorso appropriato per misurare l’apprezzamento sociale dell’agricoltura urbana. La validità delle procedure di valutazione economica di comunità potrà essere migliorata attraverso una diffusa e crescente attività sperimentale. La difficoltà di attuarle e le verifiche che esse richiedono non devono scoraggiarne l’impiego. Lo sperimentalismo valutativo deliberativo, innovando le maniere di partecipazione alla vita civica, rende più democratiche le scelte pubbliche, valorizza l’auto-determinazione dei cittadini, esplicita la misura del valore di stima attribuito da una collettività a beni o progetti sociali. È doveroso sperimentare processi decisionali pubblici che sappiano guardare dal basso, costruendo scelte rispettose dei bisogni, delle preferenze e dei desideri espressi dai soggetti della collettività.
L’importanza del coinvolgimento attivo della popolazione nei processi decisionali e nella valutazione dei beni di interesse collettivo è ormai riconosciuta dalla cultura, dai sentimenti e dall’etica della contemporaneità. Ne è prova la recente Enciclica papale Laudato Si’ che segnala l’irrinunciabilità della partecipazione civica nella cura del bene comune.

Riferimenti bibliografici
[10] I. J. Bateman, K. G. Willis, and K. J. Arrow, Valuing Environmental Preferences: Theory and Practice of the Contingent Valuation Method in the US, EU, and Developing Countries. Oxford, UK: Oxford University Press, 2001.
[11] J. Robinson, B. Clouston, J. Suh, and M. Chaloupka, “Are citizens’ juries a useful tool for assessing environmental value?”, Environ. Conserv., vol. 35, n. 4, p. 351, Feb. 2009.
[12] N. Ito, K. Takeuchi, K. Kuriyama, Y. Shoji, T. Tsuge, and Y. Mitani, “The influence of decision-making rules on individual preferences for ecological restoration: Evidence from an experimental survey”, Ecol. Econ., vol. 68, n. 8-9, pp. 2426-2431, Jun. 2009.
[13] B. Alvarez-Farizo and N. Hanley, “Improving the Process of Valuing Non-Market Benefits: Combining Citizens’ Juries with Choice Modelling”, Land Econ., vol. 82, n. 3, pp. 465-478, Aug. 2006.
[14] R. B. Howarth and M. A. Wilson, “A Theoretical Approach to Deliberative Valuation: Aggregation by Mutual Consent”, Land Econ., vol. 82, n. 1, pp. 1-16, Feb. 2006.
[15] S. Miccoli, F. Finucci, and R. Murro, “A direct deliberative evaluation method to choose a project for Via Giulia, Rome”, Pollack Period., vol. 10, n. 1, pp. 143-153, 2015.
[16] S. Miccoli, F. Finucci, and R. Murro, “Measuring Shared Social Appreciation of Community Goods: An Experiment for the East Elevated Expressway of Rome”, Sustainability, vol. 7, n. 11, pp. 15194-15218, Nov. 2015.


  Saverio Miccoli
è professore ordinario di Estimo presso il Dipartimento di Ingegneria edile, civile e ambientale dell’Università degli studi di Roma La Sapienza


Fabrizio Finucci
è ricercatore in Estimo presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli studi Roma Tre


Rocco Murro
dottore di ricerca, è docente di Estimo presso il Dipartimento di Ingegneria edile, civile e ambientale dell’Università degli studi di Roma La Sapienza



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