20 26 settembre 2012 sfoglia numero

Percorsi e processi

Impronta idrica e servizi ecosistemici

Alessandro Leonardi
Davide Pettenella
I pagamenti ecosistemici quali fonti di reddito per le imprese agroforestali.

L'impronta ecologica quantifica la superficie di territorio necessaria alla rigenerazione delle risorse naturali utilizzate da una certa popolazione umana.
Il concetto affermatosi alla fine degli anni Novanta grazie all'opera Our ecological footprint: reducing human impact on the Earth di Mathis Wackernagel e William Rees è stato studiato specificatamente per i consumi energetici e idrici. Mitigazioni e compensazioni ambientali sono importanti, dunque, al fine di ridurre il più possibile l’impronta.
La metodologia proposta da Madsen et al (2010) per diminuire le esternalità ambientali negative contempla quattro fasi procedurali: evitare, ridurre, mitigare, compensare [1]. Pertanto, l’azione di compensazione è l’ultima di una fase di pianificazione e progettazione che, attraverso scelte alternative, dovrebbe limitare “a monte” le ricadute negative arrecate da un’opera o da un’organizzazione. In secondo luogo, è opportuno ridurre le ripercussioni di un’opera – per esempio, mediante l’aumento di efficienza – e, infine, mitigare gli effetti negativi attraverso idonei accorgimenti progettuali. La compensazione fa riferimento alle attività che dovrebbero bilanciare i danni creati dalla realizzazione di un progetto, generando valori ambientali almeno uguali a quelli persi. Per citare un esempio relativo al settore forestale, la compensazione della Carbon footprint (Cf) – ossia la quantità di emissioni di anidride carbonica associata a un prodotto, a un’azienda o a un processo – può avvenire attraverso opere di riforestazione e/o di gestione forestale migliorata, in modo da creare un aumento del carbonio sequestrato nei suoli forestali pari o superiore alle emissioni prodotte.
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L’impronta idrica
Nel contesto della risorsa idrica, il concetto di “impronta” è relativamente nuovo. In primo luogo, questo è dovuto alla complessità di calcolo del consumo della risorsa idrica in relazione alle diverse qualità di acqua impiegata (verde, blu e grigia, cfr. infra) e ai diversi tipi di uso (agricolo, industriale, domestico). L’impronta idrica è definita come il volume totale di acqua necessaria a un’organizzazione per produrre un bene o servizio. A livello internazionale, il Water footprint network ha sviluppato delle linee guida per il calcolo dell’impronta idrica (Water footprint, Wf) [2]: il manuale offre una serie di metodologie standard per il calcolo della Wf su diverse scale: a livello nazionale, comunale, di bacino idrografico oppure di prodotto o di processo. Un’altra iniziativa di rilievo è in corso di realizzazione da parte dell’Organizzazione mondiale della normalizzazione (Iso) mediante la norma Iso 14046 (Life cycle assessment – Wf – Requirements and guidelines) [3].
Secondo le due iniziative la Wf corrisponde alla somma di tre componenti:
•    acqua blu (composta dalle acque superficiali e sotterranee, rappresenta il volume d’acqua di superficie o di falda evaporata durante il processo produttivo): Wf blu = acqua blu evaporata + acqua blu incorporata + acqua che non viene riutilizzata in quanto non disponibile in termini sia di spazio sia di tempo;
•    acqua verde (composta da acque piovane conservate nel suolo impiegato, rappresenta il volume di acqua piovana evaporata durante il processo produttivo): Wf verde = acqua verde evaporata + acqua verde incorporata;
•    acqua grigia (composta da acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua dolce necessaria per assimilare il carico inquinante sulla base di norme idriche esistenti di qualità e ambiente): Wf grigia = L / (Cmax + Cnat)1.
Un’altra caratteristica peculiare dell’impronta idrica rispetto alla Carbon footrprint è la sua dimensione locale o site specific. Risulta infatti meno ragionevole compensare gli effetti sul ciclo dell’acqua di un determinato bacino idrografico attraverso la creazione di opere di compensazione in altri bacini, non collegati dal punto di vista idrogeologico o geografico a quello d’interesse. Nonostante ciò, Hoekstra [4] dimostra che ogni nazione ha un’impronta idrica che si può schematicamente calcolare attraverso la sommatoria di Awu (Agricultural water use), Iww (Industrial water withdraw), Dww (Domestic water withdraw), Vwe (Virtual water export), dove Vwe sta per la Wf legata all’esportazione dei prodotti agricoli e industriali verso altri Paesi pari, in media, al 16% dell’impronta idrica totale del Paese. Secondo il medesimo studio, l’Italia ha una Wf tra le più alte al mondo, pari a 2300-2400 m3/anno/pro capite. Dunque l’impronta idrica ha anche una rilevante dimensione globale veicolata dal commercio internazionale che sposta la Wf dal luogo di produzione al luogo di consumo. Studi autorevoli hanno stimato che entro il 2025 il consumo pro capite di acqua aumenterà del 13% e che la disponibilità sarà fortemente condizionata dall’aumento della popolazione e dallo sviluppo economico. Considerando che meno del 3% dell’acqua mondiale è potabile e che l’83% di questa non è disponibile all’uomo, si prevede che nei prossimi decenni più di un terzo della popolazione mondiale andrà incontro agli effetti di scarsità d’acqua [5].

I servizi ecosistemici come compensazione
Date queste premesse, è plausibile che nel prossimo futuro siano sempre più frequenti iniziative di compensazione dell’impronta idrica a carattere sia locale che internazionale2. Nel mercato Italiano e internazionale molte aziende, tra le quali Coca Cola, si propongono come “Water neutral” o “Water free” o hanno l’obiettivo di diventarlo nel breve termine. Le iniziative di compensazione esistenti, tuttavia, presentano molti aspetti controversi dovuti alla mancanza di metodologie riconosciute per la certificazione e/o garanzia di efficienza ed efficacia degli interventi compensativi. Una soluzione interessante che alcuni Paesi europei e americani hanno già adottato è quella della creazione di “Banche verdi” (Compensation banking) che – gestite da un’autorità (pubblica o pubblico-privata) chiamata a raccogliere e selezionare i progetti compensativi – facciano da intermediari con le organizzazioni che devono compensare e diano trasparenza al processo garantendo il carattere preventivo e possibilmente coordinato degli interventi, monitorandoli e dando una comunicazione obiettiva. È il caso delle Wetland mitigation banking negli Stati Uniti, dove, prima di iniziare un’opera, l’organizzazione deve acquistare una certa quantità di crediti per compensare l’effetto del progetto su aree umide e biodiversità.
È dunque lecito immaginare che sempre più spesso le compensazioni dell’impronta idrica di organizzazioni pubbliche o private potranno avvenire attraverso il finanziamento o il pagamento diretto di progetti, iniziative e/o proprietari che contribuiscano alla conservazione e/o alla creazione di habitat in grado di garantire nel tempo esternalità positive rispetto alla risorsa idrica. Le aree umide e/o forestali sono un valido esempio di questi habitat. Il trading o finanziamento può avvenire sia con modalità imposte da regolamenti elaborati dalle istituzioni pubbliche (si veda, nel caso del carbonio, il Protocollo di Kyoto), sia attraverso meccanismi di libero mercato (standard e mercato volontario delle quote di CO2).
Nel caso della gestione delle risorse idriche, negli ultimi vent’anni si è assistito a uno spostamento significativo di attenzione dagli strumenti di regolamentazione, generali e vincolanti per i diversi soggetti economici coinvolti, agli strumenti basati su incentivi e compensazioni e, più di recente, su iniziative ad adesione volontaria legate alla creazione di nuovi mercati. Questa evoluzione può essere letta alla luce della maggiore efficacia ed efficienza di questi strumenti rispetto a quelli di regolamentazione, ma anche in relazione alla tendenza attuale di ritenere che la creazione di nuovi mercati – accompagnata da un ruolo pro-attivo delle imprese e della società civile (approcci bottom up in contrapposizione a quelli tradizionali top-down) – rappresenti una forma di intervento innovativa ed estremamente promettente nell’ambito delle politiche ambientali. Secondo Ecosystem market place3 il mercato dei cosiddetti Water ecosystem services (Wes), ossia i servizi idrici degli ecosistemi, ha un valore pari a oltre 9 miliardi di euro, secondo solo a quello dei crediti di carbonio che equivale a circa 117 miliardi di euro [6].

Pagamenti per servizi ecosistemici (Pes)
Un mercato è costituito da una serie di transazioni. I Payment for ecosystem services (Pes) rappresentano un insieme di iniziative (schemi di pagamento) accomunate dall’idea che anche un servizio ambientale, in questo caso il miglioramento della qualità e disponibilità idrica, possa essere acquistato sul mercato con un tradizionale atto di scambio. Seguendo la definizione proposta da Wunder (2005) [7], uno schema Pes può essere definito generalmente come un accordo volontario e condizionato da alcune regole concordate tra almeno un fornitore (venditore del servizio) e almeno un acquirente (beneficiario del servizio) in riferimento a un definito servizio ambientale. Alcuni autori, tuttavia, restringono la definizione di Pes al caso in cui:
•    la transazione sia volontaria;
•    riguardi un preciso servizio ambientale, o una forma d’uso del suolo che garantisca la fornitura del servizio stesso;
•    il servizio sia acquistato da almeno un consumatore;
•    il servizio sia venduto da almeno un produttore;
•    il produttore garantisca continuità nella fornitura (Engel et al., 2008) [8].
In effetti, in molte applicazioni dei Pes, una o più di queste condizioni non sempre sussistono, per cui spesso si fa riferimento a progetti e iniziative “quasi-Pes”.

I pagamenti per i servizi idrici degli ecosistemi in Italia
Nel contesto italiano si possono individuare alcune interessanti esperienze di quasi-Pes, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche e la compensazione dei prelievi a uso agricolo, industriale e domestico. In effetti, il sistema di pagamento di un sovra-canone per la produzione di energia idro-elettrica (Regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 e successive modifiche) può essere considerato un quasi-Pes ante litteram. Per i servizi acquedottistici, la legge Galli (legge 5 gennaio 1994, n. 36, art. 24, comma 2), implementando un principio già affermato nella legge 18 maggio 1989, n. 183, ha previsto la possibilità di una compensazione per i gestori del bacino di captazione di cui tenere conto nella definizione delle tariffe per l’erogazione dell’acqua potabile. Solo nelle Regioni Piemonte e Veneto tale possibilità è stata resa pienamente operativa. Per tutti gli esempi ricordati un punto di debolezza dei quasi-Pes italiani è legato ai beneficiari dei pagamenti, non sempre chiaramente costituiti dai gestori diretti delle risorse e compensati in misura delle attività svolte [9].

Il caso del fiume Brenta e le aree forestali di infiltrazione
Un caso interessante di compensazione della Wf è costituito dal Modello strutturale degli acquedotti della Regione Veneto. Questo prevede di disattivare progressivamente tutti gli attuali piccoli impianti di potabilizzazione che prelevano dall’Adige e dal Po, sostituendoli con prelievi diretti dalle falde pedemontane4.
Nell’ambito di questo progetto, Veneto Acque spa ha ottenuto l’autorizzazione per il prelievo massimo di 950 l/s congiuntamente all’attuazione di una serie di misure di monitoraggio, compensazione e ricarica delle falde già attualmente compromesse dagli eccessivi prelievi idrici a uso agricolo, industriale e domestico.
Nell’accordo di programma per la tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee del fiume Brenta – siglato dalla Regione, dalle Province di Padova e Vicenza, dai 12 comuni interessati dall’abbassamento del livello di falda, dall’Alto Consorzio di Bonifica, da Veneto acque Spa, da Etra Spa e da Arpav – appaiono misure compensative interessanti e innovative. L’accordo prevede la realizzazione di aree forestali di infiltrazione (Afi) tra le misure di compensazione a maggiore carattere strutturale e idraulico, per un importo di 15,5 milioni di euro. Le Afi sono superfici boscate messe a dimora e coltivate allo scopo di favorire l’immissione di acqua superficiale nel sottosuolo per la ricarica delle falde. I filari di alberi sono alternati da canalette che vengono sommerse di acqua superficiale durante i periodi di abbondanza di acqua, prevenendo così il deflusso superficiale verso il mare e immagazzinando la risorsa idrica nelle falde sotterranee. Veneto Agricoltura da anni ha sperimentato l’efficacia di questi impianti attraverso sette progetti pilota, ottenendo risultati molto incoraggianti. In media, nelle aree più vocate, le Afi possono infiltrare fino a un milione di m3 di acqua all’anno. Secondo le stime di Veneto Agricoltura sarebbero necessari dai 50 ai 100 ha nella zona compresa tra Astico e Brenta per supplire all’abbassamento della falda, compensare l’aumento del prelievo e rivitalizzare le risorgive [10]. Le Afi sono quindi un chiaro esempio di compensazioni volte a produrre in modo sistematico un servizio idrico proprio delle aree umide.
Dal 2012 sono state attivate misure del Programma di sviluppo rurale di Regione Veneto che permettono di finanziare le Afi: in particolare la misura 221 (Azione 4, Impianti ad alta densità per il disinquinamento dell’acqua; Azione 5, Impianti ad alta densità per la ricarica delle falde), la misura 222 (Azione realizzazione di sistemi silvoarabili) e la misura 223 (Imboschimento di terreni non agricoli; Azione 4, Impianti ad alta densità per il disinquinamento dell'acqua; Azione 5, Impianti ad alta densità per la ricarica delle falde).
I finanziamenti del Piano di sviluppo rurale per compensare l’aumento dei prelievi del sistema acquedottistico veneto e, quindi, la Wf dell’intera Regione Veneto, si possono configurare come un quasi-Pes: un accordo tra un agricoltore, fornitore del servizio ecosistemico di ricarica della falda, e la Regione Veneto, acquirente del servizio di compensazione della Wf dei beneficiari dell’acquedotto regionale. L’adeguata remunerazione delle funzioni produttive e ambientali svolte da questi impianti, in primis dei servizi legati all’acqua, può contribuire a rendere economicamente sostenibile la loro diffusione, costituendo anche un’interessante opportunità integrativa di reddito per il mondo agricolo.


Riferimenti bibliografici
[1] Madsen B., Nathaniel C., Kelly. M. B., 2010. State of biodiversity markets report: offset and compensation programs worldwide.
http://www.ecosystemmarketplace.com/documents/acrobat/sbdmr.pdf.

[2] Hoekstra A. Y., 2008. The Water Footprint Assessment Manual, Unesco-Ihe Institute for water education.
http://www.waterfootprint.org/Reports/Report28-WaterNeutral.pdf

[3] Catalogo Iso, Life cycle assessment, water footprint, requirements and guidelines.
http://www.iso.org/iso/home/store/catalogue_tc/catalogue_detail.htm?csnumber=43263

[4] Hoekstra, 2007. Water footprints of nations: Water use by people as a function of their consumption pattern. Water Resource Manage, 21, 35-48.

[5] Charles J. Vörösmarty et al., 2000. Global water resources: Vulnerability from climate change and population growth. Science 289, 284.

[6] Stanton T., Echavarria M., Hamilton K., Ott C., 2010. State of watershed payments: An emerging marketplace. Ecosystem Marketplace.
http://www.foresttrends.org/documents/files/doc_2438.pdf

[7] Wunder S., 2005. Payments for environmental services: some nuts and bolts. Cifor Occasional Paper No. 42. http://www.cifor.cgiar.org/publications/pdf_files/OccPapers/OP-42.pdf

[8] Engel S., Pagiola S., Wunder S., 2008 Designing paymens for environmental services in theory and practice: an overview of the issues. Ecological Economics, 65, 663-674.

[9] Pettenella D., Vidale E., Gatto P., Secco L., 2012. Paying for water-related forest services: a survey on Italian payment mechanisms. iForest (early view): e1-e6
http://www.sisef.it/iforest/ contents? id=ifor0626-005

[10] Aa.Vv., 2012. Le aree forestali di infiltrazione. Veneto Agricoltura.


  Alessandro Leonardi
dottorando di ricerca presso il Dipartimento Territorio e Sistemi agro-forestali dell'università di Padova


Davide Pettenella
professore associato presso il Dipartimento Territorio e Sistemi agro-forestali dell'Università di Padova



1 Questa componente può essere quantificata calcolando il volume d´acqua necessario per diluire gli agenti inquinanti immessi nel sistema idrico durante il processo produttivo, ossia dividendo il carico inquinante (L, in massa/tempo) per la differenza tra lo standard di qualità ambientale delle acque di un tale inquinante (concentrazione massima accettabile, in massa/volume) e la sua concentrazione naturale nel corpo idrico ricevente (Cnat, in massa/volume).
 
2 Nel caso della compensazione delle emissioni di CO2 sono ormai decine gli standard internazionali (Cdm, Vcs, Ccb, Cfs & Plan Vivo) che propongono linee guida per progetti di riforestazione in aree tropicali e non. Questi progetti, se debitamente certificati da standard credibili, garantiscono una serie di accorgimenti progettuali quali l’addizionalità e la permanenza, l’assenza di eventuali effetti di leakage, e producono crediti spendibili nel mercato internazionale della compensazione delle emissioni di CO2.

3 Il progetto di Forest trend è un’iniziativa su scala mondiale che si occupa della promozione e dello studio del mercato dei servizi ecosistemici. Per maggiori informazioni: http://www.ecosystemmarketplace.com/

4 In modo particolare nel Comune di Carmignano di Brenta all’interno del sito Sic (Sito di importanza comunitaria) e Zps (Zona protezione speciale) IT3260018 denominato “Grave e zone umide del Brenta”.

Temi associati a questo articolo: Acque, Ambiente, Boschi e foreste, Fiumi, Pianificazione


 
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