10 1 febbraio 2012 sfoglia numero

Politiche

Sicurezza alimentare tra agricoltura e finanza

Luca Masotto
La trappola malthusiana è un monito da considerare. Salvo smentirlo attraverso politiche mirate e trasferimento tecnologico.

Ed eran tante, che 'l numero loro più che 'l doppiar de li scacchi s'inmilla. Dante non si interessava di sicurezza alimentare ma aveva ben chiara la leggenda del mercante che introdusse gli scacchi nell’antico Egitto. Il Faraone fu talmente entusiasta del nuovo gioco che permise al commerciante di esprimere un qualsiasi desiderio, sicuro che, con la propria potenza, avrebbe potuto soddisfarlo. Il commerciante avanzò una richiesta semplice: chicchi di grano. Si sarebbe accontentato di avere tante cariossidi quante risultano mettendo un chicco sulla prima casella della scacchiera, due sulla seconda, quattro sulla terza e così via sino alla sessantaquattresima. Il Faraone acconsentì, salvo trasalire quando i suoi notabili gli comunicarono che non sarebbero bastati secoli di mietiture per soddisfare il desiderio del mercante.

Una rincorsa continua
Non ci è dato sapere quale fu il destino del mercante. Sappiamo però che l’idea di collegare cibo e crescite esponenziali non venne mai abbandonata del tutto, anzi, celebrata nella Commedia, piacque molto al celebre filosofo-economista Thomas Robert Malthus. Nel Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società, pubblicato nel 1798, affermò che l'aumento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre più marginali. Sulla base dei propri studi, egli concluse che tale fenomeno avrebbe portato all'arresto dello sviluppo economico dal momento che la popolazione sarebbe cresciuta in progressione geometrica, mentre la disponibilità di alimenti sarebbe aumentata solo in progressione aritmetica. Soltanto il controllo delle nascite avrebbe potuto contrastare l’ineluttabile carestia globale. Tuttavia, nonostante il contributo di Malthus alla crescita demografica – ebbe tre figli, quindi ben oltre il tasso di sostituzione – la profezia non si avverò.
Vero è che nei due secoli successivi vi furono fenomeni che contribuirono al controllo della crescita della popolazione – ad esempio epidemie e guerre – ma soprattutto vi furono innovazioni che permisero di incrementare la produttività agricola. Per restare nella Gran Bretagna malthusiana, è sufficiente ricordare la serie di Enclosures acts che favorirono la recinzione dei terreni comuni e quindi l’intensificazione degli investimenti sul fattore produttivo terra. Il risultato fu l’inizio della rivoluzione agricola che precedette e sostenne la successiva rivoluzione industriale.
Si aprì un’epoca di magnifiche sorti e progressive dove non sembravano esservi limiti alla capacità di soddisfare i fabbisogni di alimentazione da parte di un’agricoltura sempre più produttiva che vide il suo culmine nella “rivoluzione verde” degli anni 1960-1990. Ma oggi, secondo i dati Fao, nel mondo vi sono circa 600 milioni di persone che soffrono di fame cronica e altrettante risultano sottonutrite.

I problemi nel piatto
Le sfide alimentari rimangono immutate: garantire cibo a sufficienza a una popolazione crescente. A partire dalla seconda metà del XX secolo si è assistito a un’incredibile esplosione demografica che, secondo l’Organizzazione delle nazioni unite, ha portato la popolazione mondiale a crescere dai 2,5 miliardi di individui del 1950 ai 7 miliardi attuali. Le proiezioni Onu parlano di un ulteriore incremento, sebbene con ritmi decrescenti, nel corso del secolo attuale, stimando una popolazione al 2100 pari a circa 10 miliardi di persone.

L’accessibilità
Oggi la quantità di cibo prodotta è sufficiente per l’intero pianeta. È tuttavia indubbio che vi sono fasce sociali particolarmente deboli che non hanno accesso al cibo a causa dei prezzi relativamente elevati. Amartya Sen fu uno dei primi studiosi a dimostrare che le carestie – e con esse la malnutrizione – sono da imputare più a problemi politici e reddituali che produttivi. L’economista indiano – premio Nobel nel 1998 “for his contributions to welfare economics” – mise in luce come la maggior parte dei disastri alimentari furono causati da carenze gestionali e non da mancanza di derrate agricole. Anzi, egli provò che in molti casi – si pensi alla terribile carestia che colpì il Wollo (Etiopia) nel 1973 – il Paese affamato è addirittura esportatore netto di alimenti. In altri termini, la popolazione non può permettersi di acquistare il cibo che – complici le deficienze politiche e l’incapacità dei mercati di trasmettere correttamente e velocemente le informazioni – viene esportato verso Paesi o regioni più danarose.

Lo spreco
Un ulteriore elemento di riflessione consiste nella consapevolezza che una frazione considerevole delle derrate alimentari prodotte sono sprecate lungo la filiera. Recenti ricerche hanno stimato che nei Paesi a economia avanzata lo spreco di alimenti – riconducibile prevalentemente alla porzione terminale della filiera ossia a livello di consumo – sia pari a circa il 30-40% della produzione. Curiosamente, si tratta della medesima percentuale di spreco di alimenti che caratterizza i Paesi meno sviluppati, nei quali, tuttavia, i problemi sono registrati a monte del consumo, ovvero nel corso della conservazione post-raccolta.

Il clima
Vi è poi la variabile climatica. In questa sede non interessa comprendere i motivi delle cause dei cambiamenti climatici verificatesi nel corso degli ultimi decenni. Ciò che preme sottolineare è che il numero di disastri naturali registrato nel corso dell’ultimo secolo ha mostrato un trend crescente (cfr. grafico che raffigura il numero di disastri naturali registrati dal 1900 al 2010.
Fonte: Em-Dat: the Ofda/Cred International disaster database – www.emdat.be, Université Catholique de Louvain, Brussels, Belgium).
D’altra parte la cronaca supporta questi dati. A cavallo tra il 2011 e il 2012, la siccità ha colpito l’America
Grafico disastri naturali.jpg






















del Sud, soprattutto Argentina, Brasile e Paraguay: l’assenza di precipitazioni ha portato a forti riduzioni nella produzione di soia e mais, con conseguenze anche sull’allevamento. Analogamente, all’inizio del 2012, l’Ucraina – tra i principali fornitori mondiali di cereali – ha annunciato che il raccolto di grano scenderà di circa il 46%.

La finanza
In un’epoca in cui la finanza è additata quale responsabile di ogni male, è opportuno accennare al ruolo che questa ha e ha avuto sul mercato delle derrate alimentari, con particolare riferimento all’influenza sui prezzi delle stesse. La letteratura è discorde circa l’influenza della finanza sui recenti picchi dei prezzi delle commodities. Tralasciando i contratti più complessi – basati su modelli matematici estremamente raffinati – è interessante porre l’attenzione sui contratti future. Si tratta di una tipologia di contratti esistente da molto tempo (la Borsa di Chicago li tratta da 150 anni) la cui diffusione, tuttavia, è aumentata nel corso degli ultimi anni, anche grazie alle piattaforme di trading on line. In un contratto future due operatori si accordano per l'acquisto o la vendita di un’attività (definita “sottostante”), a una certa data futura, per un certo prezzo. Il guadagno deriva dalla differenza tra il prezzo di rimborso concordato nel contratto e il prezzo di mercato del sottostante che si sarà verificato allo scadere del contratto. Di fatto, il contratto future non è quindi in grado di modificare il prezzo di una categoria alimentare, ma semplicemente rispecchia l’andamento delle oscillazioni dei prezzi che si registrano nelle borse merci. È in questa sede, infatti, che possono verificarsi atti speculativi: se un investitore – dopo avere acquistato in borsa numeri elevati di contratti derivati – ritirasse dal mercato grandi quantità di materia prima provocherebbe l’aumento del valore del future con evidenti e importanti guadagni “facili”. È noto il controverso caso del gruppo Ferruzzi che nel 1989 venne accusato dalla borsa merci di Chicago di avere acquistato a fini speculativi grandi quantità sia di soia (fisica, ovvero in magazzino) sia di derivati sulla soia (virtuale, ovvero in banca) allo scopo di alterare il mercato.
Il future può essere visto come un contratto assicurativo che garantisce un prezzo a termine predeterminato. Si tratta quindi di uno strumento che – se ben utilizzato e opportunamente regolamentato – può contribuire a stabilizzare la filiera agroalimentare con ricadute positive soprattutto sui produttori. Diverso è il caso in cui i derivati non siano basati su un sottostante fisico. In tale evenienza si entra nella speculazione pura, nella finanza fine a se stessa e, inoltre, si ostacola il compito di verifica delle autorità. È opportuno ricordare che nel 2000, negli Stati Uniti, è stato eliminato ogni vincolo che legava la compravendita di futures alla disponibilità fisica di commodities. Il risultato fu quello di ridurre il potere di controllo in capo alla Commodity futures trading commission e aumentare la volatilità dei prezzi in un settore estremamente delicato come quello alimentare com’è puntualmente accaduto con la crisi agricola del 2007.

Che fare?
In Europa le previsioni al 2020 della Direzione generale agricoltura della Commissione europea affermano che i cereali, nel complesso, saranno caratterizzati da condizioni di mercato rigide, scarse riserve, prezzi sopra la media e bassa crescita della produzione (+0,5% all’anno). Non si tratta di una visione confortante. Tuttavia, è da rilevare che la “vecchia” Europa è solo uno dei protagonisti del mercato agroalimentare futuro. Il baricentro degli scambi di prodotti agricoli si sta sempre più spostando dall’asse nord-sud a quello sud-sud, ovvero verso i Paesi emergenti. È la prova che il tema della sicurezza alimentare deve essere affrontato in un’ottica globale.
Alcune delle possibili direzioni da seguire sono riportate nei prossimi paragrafi.

Trasparenza
La trasparenza è fondamentale per la regolazione dei mercati e, con essa, per la trasmissione delle informazioni veicolate dai prezzi. Se da un lato è importante evitare una normativa soffocante riguardo lo scambio delle commodities e dei contratti finanziari da loro derivati, dall’altro tutte le transazioni dovrebbero avvenire in modo trasparente. Ciò al fine di evitare manipolazioni del mercato come quelle avvenute in passato. Da questo punto di vista è perciò necessario arginare lo scambio di contratti derivati sui mercati non regolamentati, quali i cosiddetti Otc (over the counter), dove si compravendono titoli al di fuori dei circuiti borsistici tradizionali. A tale proposito, è sicuramente positiva la reintroduzione di un limite ai contratti privi di sottostante fisico decisa negli Stati Uniti. In questo modo la Commodity futures trading commission è tornata in possesso degli strumenti per verificare le eventuali anomalie nelle contrattazioni. Occorre tuttavia evitare di ingessare il mercato con un eccesso di regole di fronte alle quali molti investitori sarebbero portati a investire in mercati non regolamentati con conseguente “intorbidimento” delle transazioni.

Trasferimento tecnologico sostenibile
La terra non è un fattore riproducibile. Non può essere creato ex novo. Pertanto, innanzitutto, occorre cercare di preservare i terreni attualmente in produzione, contrastando fenomeni deleteri come il consumo di suolo e la desertificazione. Inoltre, stante l’aumento della popolazione e il diritto dei Paesi emergenti ad adottare alimentazioni più complete, sarà necessario introdurre tecnologie in grado di aumentare la produttività agricola in modo sostenibile.
Occorrerà riprendere a investire in ricerca applicata all’agricoltura oltre che introdurre politiche volte a favorire:
- metodi irrigui più efficienti (more crop per drop, ovvero più alimenti per ogni goccia d’acqua),
 accompagnati da una maggiore attenzione alla conservazione dei corpi idrici;
- uso razionale della fertilizzazione nella nutrizione vegetale;
- metodologie di lotta integrata per il contrasto sostenibile alle patologie e ai parassiti,
- tecnologie per la riduzione degli sprechi a ogni livello della filiera agroalimentare;
- investimenti privati in agricoltura.

Biotecnologie agrarie
La ricerca in campo biotecnologico è importante per raggiungere incrementi di produttività soprattutto nelle aree dove gli eventi climatici avversi si verificano con intensità maggiore. La stabilizzazione delle produzioni attenuerebbe lo stress sulle scorte e la fluttuazione dei prezzi delle commodities, riducendo automaticamente la possibilità che gli individui più vulnerabili passino dalla condizione di povertà alla condizione di fame o sottonutrizione.
Anche in questo caso, è fondamentale il ruolo svolto dall’informazione per evitare di cristallizzare il dibattito sulle biotecnologie su un aprioristico schieramento di favorevoli e contrari.

Sviluppo rurale
Produrre più commodities non si traduce necessariamente in maggiore disponibilità di cibo per tutti. Secondo Amartya Sen, è necessario anche migliorare l’accessibilità al cibo da parte di tutte le fasce di popolazione. In altri termini, occorre aumentare i redditi e per fare ciò occorrono politiche mirate. In considerazione del fatto che in molti Paesi le maggiori sacche di povertà si incontrano al di fuori delle aree urbanizzate, improntare opportune politiche di sviluppo rurale porterebbe il doppio vantaggio di incrementare sia la produzione primaria sia i redditi degli agricoltori con ovvie conseguenze positive sulla resilienza del sistema. Ciò non toglie, ovviamente, la necessità di intervenire con programmi di sviluppo anche in ambito urbano dove la povertà assume forme più nascoste ma spesso più acute, sfociando in vera e propria miseria nei Paesi meno sviluppati e in forme di esclusione sociale nei Paesi ad economia avanzata (si pensi alla necessità di aiuto agli indigenti attuate dall’Unione europea).

Biodiversità
Sono sufficienti 30 specie vegetali – tra le 7.000 coltivate – per soddisfare il 90% del fabbisogno calorico mondiale. Di fronte a questi dati e all’enormità del problema della sicurezza alimentare, utilizzare risorse per conservare la biodiversità sembrerebbe uno spreco. In realtà, il mantenimento dell’attuale variabilità di germoplasma è di importanza capitale: la diversità genetica costituisce, infatti, un bacino dove attingere per ricercare specie/varietà/geni adatti alle sfide ambientali e alimentari che si prospettano per il futuro.
A livello internazionale, l’importanza di conservare il germoplasma è stata sollevata per la prima volta oltre trent’anni or sono con i lavori preparatori della Convenzione sulla diversità biologica. Da allora si sono moltiplicati i centri di conservazione sino ad arrivare all’inaugurazione della Global seed vault nelle Isole Svalbard nel 2008: un complesso fantascientifico capace di resistere a disastri di origine naturale o antropica grazie a edifici scavati nella roccia e coperti da una fitta coltre di permafrost. La conservazione del germoplasma non può però passare da un’unica opera faraonica; anzi è fondamentale sostenere numerose e diversificate – dal punto di vista geografico e gestionale – collezioni sia ex situ (all’interno delle cosiddette “banche del seme”) sia in situ (ossia nei campi collezione, necessari per il rinnovo periodico del materiale genetico collezionato).

Lucidità nella complessità
La sicurezza alimentare è un problema complesso, sono molti i fattori che possono influenzare la disponibilità e l’accessibilità degli alimenti. Pertanto, la prima mossa da fare per comprendere, affrontare e auspicabilmente risolvere il problema della sicurezza alimentare globale è evitare di procedere alla reductio ad unum. Bisogna cioè resistere alla tentazione di individuare un’unica causa, un capro espiatorio. È opportuno, invece, concentrarsi sulla costruzione di sinergie pubblico-privato e rilanciare la ricerca in agricoltura, senza pregiudizi o preclusioni, in modo da individuare le soluzioni più adatte al singolo contesto socioeconomico. Perché il problema è globale e richiede soluzioni a livello globale.
L’obiettivo è ambizioso, ma gli strumenti per raggiungerlo – se ben governati e utilizzati – sono già disponibili. 

  Luca Masotto
dottore agronomo, si occupa di verde urbano, consulenze tecniche ed estimative



Temi associati a questo articolo: Biodiversità, Biotecnologie, Clima, Economia, Mercati, Politica agraria, Sicurezza alimentare, Sviluppo rurale


 
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