19 5 settembre 2012 sfoglia numero

Politiche

Il medico cura, la natura guarisce

Luca Masotto
Coniugare tecnologia e tradizione: il verde alleato della medicina moderna.

Circa 2500 anni or sono, nel saggio Aria, acqua, luoghi, Ippocrate sottrasse l’eziologia delle patologie umane dalla sfera del soprannaturale per ricondurla a fattori più concreti quali l’ambiente, le condizioni meteorologiche e le sostanze disciolte nell’acqua. Il filosofo-medico mise in risalto come le peculiarità di un luogo possano influire sul benessere dell’organismo. Tre secoli dopo, Lucio Licinio Lucullo – valoroso generale e console romano – decise di abbandonare la vita pubblica per dedicarsi alla contemplazione del suo giardino di piacere (horti luculliani), un giardino costruito nel centro di Roma in accordo con la tendenza dell’epoca secondo la quale anche in città occorreva disporre delle delizie della campagna (rus in urbe).

Uomo e natura: cammini divergenti?

La storia proseguì il suo cammino e il “verde” la accompagnò, declinato in modi differenti: il giardino assunse valori estetici (rappresentanza, fruizione personale), produttivi (orti, frutteti), botanici (collezione, studio, memoria). Nel corso della rivoluzione industriale, tuttavia, la storia – per lo meno quella economica – accelerò bruscamente e, all’improvviso, parve non esservi più il bisogno di spazi verdi all’interno delle città. Non c’era tempo e, soprattutto, non vi era necessità alcuna di fermarsi a contemplare un albero, un fiore, un filo d’erba aggrappato a un granello di terra. Forse in quell’attimo si verificò uno scollamento tra uomo e natura, quasi che la società del benessere potesse fare a meno del benessere offerto dalla vita all’aria aperta. In tempi più recenti, l’urbanizzazione che ha coinvolto le principali economie industriali ha completato l’opera: pochi fortunati dispongono di un giardino di proprietà o possono accedere a parchi pubblici. L’espansione edilizia urbana ha peggiorato ulteriormente la situazione dal momento che ha sottratto spazi aperti dalla vista dei cittadini: è ben diverso percorrere una strada costeggiata da campi coltivati piuttosto che transitare tra due cortine di capannoni industriali dietro ai quali – come spesso succede – possono anche esservi spazi aperti, la vista dei quali è però preclusa al passante.

Il giardino come terapia

La situazione è aggravata nel caso in cui il fruitore presenti difficoltà derivanti, ad esempio, dal suo stato di salute. Si pensi alle limitazioni alla deambulazione che possono colpire le persone anziane le quali, quindi, potrebbero non essere in grado di usufruire di spazi aperti nemmeno se questi fossero effettivamente disponibili. Il seminario Healing garden, svoltosi presso l’Università degli studi di Milano il 26 giugno 2012, ha posto l’attenzione proprio sugli anziani, in particolare su quelli ospitati nelle case di cura. Lo scopo dell’incontro è stato quello di stimolare il dibattito circa l’importanza della presenza di spazi verdi nelle strutture sanitarie e assistenziali. La relazione generale – svolta dal prof. Susan Rodiek del Center for health system and design della Texas A&M University – ha posto in luce i principali benefici del contatto con la natura da parte degli ospiti: molti studi testimoniano come la vita all’aria aperta contribuisca alla guarigione o, almeno, ad alleviare lo stress e gli stati depressivi nonché a favorire le interazioni sociali, particolarmente importanti per i soggetti di età avanzata.

Tuttavia, affinché tali benefici si manifestino, è necessario che gli spazi aperti siano progettati in maniera oculata. Attraverso ricerche quali-quantitative svolte nelle case di cura statunitensi, il prof. Rodiek ha individuato alcuni elementi chiave che devono essere presenti all’interno dei “giardini terapeutici”. Tra questi: sedute, posti ombreggiati, percorsi accessibili, elementi naturali (quali l’acqua) e possibilità di svolgere attività al-l’aperto. Inoltre, dovrà essere posta particolare attenzione agli elementi di separazione tra l’interno e l’esterno degli edifici nonché tra il giardino della casa di cura e lo spazio circostante. In particolare, le ricerche mostrano alcuni dati interessanti circa l’aumento della permanenza degli anziani nelle aree esterne in funzione della presenza di alcuni accorgimenti progettuali.

Tabella healing gardens.JPG

Dai dati compendiati in tabella si evince che alcuni dei fattori più importanti da considerare nella progettazione di un healing garden sono costituiti dalla presenza di una buona variabilità vegetazionale (arbusti, erbacee, alberi d’alto fusto) e dalla possibilità di vedere gli spazi aperti dall’interno della struttura sanitaria. Si tratta di dati numerici che Dostoevskij aveva anticipato a modo suo: ne L’idiota il giovane Ippolit, malato di tisi e destinato a morte certa, è protagonista di questo passaggio: “Sapete che sono venuto sin qui per vedere gli alberi? Quelli” e indicò gli alberi del parco. […] “Quando poco fa stavate per andare via, d’un tratto ho pensato: ecco, queste persone non le vedrò mai più, mai più! E nemmeno gli alberi: vedrò solo il muro di mattoni rossi di casa Meyer, davanti alla finestra”.

La situazione italiana
Il decreto del Capo del governo del 20 luglio 1939 “Approvazione delle istruzioni per le costruzioni ospedaliere” suggeriva di edificare ospedali in aree caratterizzate da una buona esposizione e con buon microclima e, inoltre, raccomandava di assicurare “ricchezza di alberi nelle zone adiacenti”. Il contributo giardinistico/paesaggistico quale coadiuvante della cura dei malati era solamente intuito in quanto non erano disponibili dati scientifici al riguardo.

Nonostante queste raccomandazioni, nel corso degli anni, il verde nei pressi delle case di cura è venuto meno – talvolta lasciando spazio ad aree a parcheggio – oppure ha assunto una funzione esclusivamente ornamentale, impedendo così la fruizione da parte degli assistiti. A questo proposito, si pensi al caso dell’Ospedale Sacco di Milano il quale è dotato di un grande parco che, tuttavia, non è raggiungibile dai degenti ma solo, eventualmente, dal personale. In Lombardia, a nulla sono valse le indicazioni della deliberazione della giunta regionale del 6 agosto 1998, n. 6/38133, secondo la quale “ogni nuovo insediamento ospedaliero deve prevedere una dotazione a verde minima pari al 20% della S.l.p.”. Per quanto riguarda le strutture sanitarie esistenti, la medesima Dgr si limita a raccomandare una generica “adeguata area verde”. Tuttavia, poco più avanti si può leggere che “nelle aree densamente urbanizzate, ai sensi della normativa vigente, a fronte di una dimostrata impossibilità di reperimento delle aree dedicate a verde […] può essere concessa deroga dalla Direzione Generale alla Sanità”. In altri termini, il verde nelle case di cura è importante ma se ne può fare a meno.

D’altra parte, gli ospedali italiani sono spesso progettati volgendo l’attenzione quasi esclusivamente agli aspetti meramente strutturali, impiantistici e tecnologici, senza alcuna attenzione a quelli prettamente giardinistici, paesaggistici e psicologici. Sarebbe quindi auspicabile un maggiore coinvolgimento di altre figure professionali – tra le quali i dottori agronomi e i dottori forestali occupano un ruolo di primo piano – per adottare un approccio progettuale allargato – olistico secondo la terminologia in voga – capace di affrontare le degenze non solo dal punto di vista meramente clinico ma anche da quello umano.

Un primo passo – relativamente rapido e poco impegnativo dal punto di vista economico – verso l’auspicabile apertura degli ospedali e delle case di cura nei confronti degli healing gardens potrebbe essere costituito da un censimento botanico e funzionale degli spazi aperti esistenti al fine di una loro riqualificazione in ottica terapeutica. È probabile che una simile operazione porti alla luce aspetti interessanti in termini di quantità e di qualità del verde potenzialmente disponibile sia per le case di cura sia – in un’ottica più ampia – per l’intera cittadinanza che potrebbe fruire di parchi ora chiusi al pubblico.



  Luca Masotto
dottore agronomo, si occupa di verde urbano, consulenze tecniche ed estimative



Temi associati a questo articolo: Ambiente, Nuove tecnologie, Parchi e giardini, Verde urbano


 
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